ASCOLI PICENO – In una Sala della Ragione gremita per l’occasione, si è svolta ieri pomeriggio, mercoledì 28 marzo a Palazzo dei Capitani la premiazione del ‘Vivi Ascoli 2011‘, il riconoscimento voluto dall’associazione ‘Vivi Ascoli viva‘ per le personalità ascolane che sono riuscite a dar particolare lustro alla città a livello nazionale. Quest’anno il premio è andato all’imprenditore Battista Faraotti e a Monsignor Giuseppe Petrocchi, vescovo di Latina, ma nativo di Venarotta.

Alla cerimonia sono intervenuti il sindaco Guido Castelli, il presidente della provincia Piero Celani, il magistrato del tribunale di Ascoli Annalisa Gianfelice e Monsignor Lino Arcangeli, parroco di San Filippo e Giacomo, in rappresentanza del vescovo Silvano Montevecchi. Tutti quanti testimoni diretti dell’operato di entrambi i personaggi insigniti. A dirigere la cerimonia Walter Barboni, presidente di ‘Vivi Ascoli viva’, che ha subito ringraziato il fautore dell’iniziativa, l’ex sindaco Carlo Mario Nardinocchi.

Dopo l’inno nazionale e lo squillo delle chiarine di Porta Romana, Barboni spiega: “Il premio, specie in questo particolare periodo, vuole essere da impulso ottimista, solidale per il territorio. Sono onorato di insignare due nostri illustri concittadini che con le loro esperienze hanno saputo far crescere la città. ‘Non chiederti cosa la città può fare per te, ma cosa tu puoi fare per Ascoli‘ è il motto della nostra associazione”. Quindi le motivazioni individuate dall’associazione: “A Monsignor Giuseppe Petrocchi, per il costante e incessante impegno in ambito ecclesiastico, per la preparazione e lo sviluppo della classe dirigente cittadina e della crescita sociale del territorio“. Quindi: “A Battista Faraotti, per i grandi risultati conseguiti sia nell’attività d’imprenditore, che di sostegno per il sociale, lo sport e la cultura cittadina“. A seguire gli interventi degli ospiti. Per il sindaco “‘Vivi Ascoli viva’ fa risaltare le qualità della nostra città, dove è presente una trama solidale che fa da pavimento a tutte le iniziative, le quali sfatano l’espressione ‘Nemo propheta in patria’. Pur avendo storie e percorsi differenti – prosegue Castelli – Monsignor Petrocchi e Battista Faraotti hanno avuto in comune la volontà di rischiare“.

E’ toccato quindi a Celani rendere omaggio ai due personaggi, a cominciare da ‘Don Pino‘, come tutti conoscono l’attuale vescovo di Latina perché “Come tutti quelli che lo hanno a cuore, faccio fatica a non chiamarlo così. Lui è la testimonianza di quanto sono importanti le parrocchie, che quotidianamente raggiungono le famiglie. E’ anche grazie a loro che il territorio, nonostante le difficoltà, tiene. Dell’amico Battista, invece, sottolineo la trasparenza e lo speciale rapporto che ha instaurato con ogni lavoratore della sua azienda, dove non si parla solo di profitto, ma di profitto umano. Senza dimenticare il suo impegno in campo sociale e sportivo”. Toccante l’intervento del giudice Gianfelice, ex alunna al liceo scientifico di Monsignor Petrocchi: “In quegli anni ci diceva di voler costruire una ‘civiltà dell’amore‘. Ci è riuscito, non costruendo palazzi, ma persone. Ed il primo frutto è stato don Mauro Bartolini. Spero che la classe dirigente che lui ha cresciuto resti fedele al suo insegnamento”.

Fedeltà e sincerità – dice invece Monsignor Arcangeli – sono le parole chiave che Don Pino ha tramandato e portato con sé. Tanti sacerdoti come me devono ringraziarlo per averlo avuto come maestro”. Poi un aneddoto su Faraotti: “Quando accompagnai lo accompagnai a benedire l’inaugurazione della ‘Fainplast‘, l’allora vescovo Mazzoni disse: ‘Quest’uomo farà strada perché è un uomo umile‘. Fu buon profeta”. Ed è proprio Battista Faraotti a prendere la parola per primo nel ringraziare per l’illustre riconoscimento: “Nonostante il momento storico e i sacrifici che l’economia nazionale ci chiama ad affrontare, anziché spostarci all’estero come fanno tutti, è qui che vogliamo produrre, perché è qui che siamo nati e dove vogliamo crescere le nostre famiglie. Ringrazio – continuando con commozione e gratitudine – la mia famiglia, i miei collaboratori e dipendenti, e i volontari della Croce Rossa (di cui è Commissario locale, ndr), dalla cui conoscenza ho imparato molto”.

“C’è una città esteriore e una interiore– spiega, invece, nel suo intervento Monsignor Petrocchi -: la prima è splendida e ricca di storia, dove più stili sono in armonia e non in contrasto tra loro; la seconda è quella che mi porto nel cuore con orgoglio. Partendo resto: il vissuto trova sempre in ognuno di noi un’ospitalità stabile. L’ascolanità – conclude per il ‘dispiacere’ dei presenti ‘Don Pino’ – è un tesoro che ci viene dato dalle generazioni passate. Una volta un conoscente di Latina mi informò, con ironia, della sconfitta della nostra squadra di calcio. Io, per descrivere la generosità dei grandi, gli risposi: l’Ascoli non perde, lascia vincere“.

 

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