ASCOLI PICENO – Futuro incerto per la Pall Italia Corporation di Ascoli. Lo stabilimento di Campolungo, che produce dal 2000 sacche per il settore trasfusionale, sta attraversando da alcuni anni un difficile periodo, legato soprattutto al continuo abbassamento del costo del prodotto. Questa mattina le Rsu della multinazionale, composte da Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, hanno incontrato il prefetto di Ascoli Graziella Patrizi, dopo la lettera inviata dalla stesse rappresentanze lo scorso 16 marzo. Nel documento si sollecitava il prefetto ad intervenire presso l’azienda, per l’apertura di un tavolo al fine di scongiurare la chiusura dello stabilimento ascolano, di vitale importanza nel territorio.

“Al termine della riunione, il prefetto ha assicurato di contattare la società per richiedere informazioni sulla situazione attuale, le prospettive future, gli obiettivi aziendali e più in generale tutto ciò che può essere messo in atto per la salvaguardia del sito di Campolungo – spiega Angelo Alfonsi, segretario provinciale Fiom Cgil -. Inoltre abbiamo dato piena disponibilità ad un tavolo con azienda e istituzioni”.

Nell’opificio di Campolungo, l’unico in Europa che produce quel tipo di prodotto, lavorano 190 dipendenti, circa 60 impiegati e 130 operai, di cui il 70% donne. La stessa Pall Corporation possiede un analogo sito produttivo in Messico.

Una delle cause dell’attuale crisi sarebbe il continuo abbassamento del costo del prodotto: “le sacche prodotte avevano nel 2000 un valore commerciale di circa 12 euro mentre al momento le gare di appalto si svolgono su basi di costo pari a circa 7 euro”, spiegano i sindacati. Per arginare la crisi sono stati sottoscritti Contratti di solidarietà collettivi, nei quali venivano ridotti gli orari di lavoro dei dipendenti, per contrastare il licenziamento di circa 60 lavoratori. Ora l’azienda è al secondo anno di utilizzo dell’ammortizzatore, ma il contratto scadrà alla fine di luglio, e sul futuro vi è preoccupazione.

Ciò che contestano i sindacati, è infatti soprattutto l’assenza di un preciso piano industriale per il medio e lungo periodo: “L’azienda, nonostante numerosi incontri con le rappresentanze sindacali aziendali e territoriali, non riesce a dare indicazioni per il futuro”, si legge in una nota. Da qui la richiesta d’aiuto al prefetto.

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