ASCOLI PICENO – Sì all’Area Vasta, purché sia un’area più efficiente e non “dimezzata”. Della riorganizzazione dei servizi sanitari nel Piceno si è discusso stamattina nel corso di un consiglio comunale aperto, seguito a quello sambenedettese di venerdì scorso e propedeutico alla riunione dei sindaci dell’Area Vasta n.5 prevista per venerdì. Oltre ai consiglieri dell’Arengo, erano presenti a Palazzo dei Capitani anche il presidente della Provincia Piero Celani, i consiglieri regionali Antonio Canzian (Pd) e Valeriano Camela (Udc), i parlamentari Amedeo Ciccanti (Udc) e Luciano Agostini (Pd), il segretario provinciale Pd Antimo Di Francesco e il direttore dell’Area Vasta n.5 Giovanni Stroppa.

Ma “Area Vasta cosa significa? Perdere servizi a scapito della qualità?”. E’ la domanda che si pone il consigliere Claudio Quirino Damiani, dopo aver snocciolato le carenze dell’ospedale Mazzoni. Qui mancherebbero infatti 9 primari (nei reparti otorino, fisioterapia, analisi, anatomia fisiologica, radioterapia, 118, centro antidiabetico, a cui vanno aggiunti dal 1° giugno neurologia e oculistica). I deficit riguardano vari settori, come quello di neurologia (350 ricoveri l’anno) che dal 1° giugno verrà trasferito a San Benedetto, il reparto di medicina interna, sovraffollato a causa della chiusura del reparto di malattie infettive (che effettuava 390 ricoveri l’anno). “Se un cittadino ascolano ha bisogno di un esame urodinamico deve andare ad Ancona – spiega Damiani -, idem per un drenaggio cerebrale”. A ciò si aggiunge la mancanza di un servizio 24 ore su 24 e l’arretratezza delle tecnologie e apparecchiature mediche, risalenti agli anni ’90. Problemi confermati anche da alcuni medici ed infermieri presenti in sala, intervenuti per spiegare la situazione di disagio in cui si trovano ad operare: la dottoressa Cardi segnala la pesante situazione della medicina interna, “un vero e proprio calderone dove affluisce di tutto”, mentre “la chiusura del reparto ascolano di psichiatria non potrà essere sopperita dal servizio di San Benedetto”, fa notare l’infermiere Maurizio Castelli.

Sono tante, insomma, le criticità che assillano la sanità picena, considerata da molti la cenerentola della Regione per via del disequilibrio di risorse a discapito del sud, in particolare per quanto riguarda l’ex zona 12 (San Benedetto), dove la spesa sanitaria pro capite è la più bassa delle Marche. A tal proposito i consiglieri Natali e Falciani invitano Canzian ad alzare i toni in Regione per rivendicare quanto spetta di diritto alla sanità picena. Una situazione complicata dai nuovi tagli imposti dalla ripartizione del fondo monetario nazionale, che per le Marche significano 200 milioni di euro in meno nel biennio 2013-2014. Da qui l’esigenza di una razionalizzazione dei servizi sanitari che passa attraverso il modello di integrazione in area vasta, primo passo verso l’istituzione dell’Azienda Ospedali Riuniti Marche Sud.

Sul capitolo dell’Ospedale unico, vi sono  divergenze tra i diversi schieramenti. Se Ciccanti è favorevole all’Ospedale unico della Vallata (“meglio avere un’unica struttura  che due mezzi ospedali”), per Celani l’ipotesi non sta in piedi: “Vi immaginate una città come Ascoli, o come San Benedetto, senza ospedale?”. Più diplomatico Castelli: “Ha senso parlarne solo quando la Regione deciderà che occorrono 5 ospedali nelle Marche, uno per Provincia”. Pareri diversi anche sul “dove” bisognerà posizionarlo, poiché la soluzione a metà strada tra Ascoli e San Benedetto secondo alcuni svantaggerebbe gli abitanti della montagna. Ma l’argomento è complesso anche dal punto di vista dei costi e della gestione: “Guai a chi pensa di far guadagnare il privato nella sanità”, tuona Giulio Natali. Che lo si voglia o meno (Di Francesco parla di un obiettivo a medio-lungo termine), “occorre un percorso partecipativo per convincere i cittadini sulle ragioni pro o contro l’ospedale unico”, afferma Canzian. Un concetto che è stato ribadito in altri termini anche da Agostini: “Difficile integrare due territori che non si sono parlati per anni, se prima di tutto non siamo convinti noi del progetto”.

Nel suo intervento, il sindaco Castelli ha ribadito la necessità di superare i campanilismi per far sì che il territorio si presenti compatto in tema di sanità: “L’Area Vasta è una potenzialità se garantirà una maggiore efficienza e un miglioramento dei servizi, senza sottrarre nulla ai due plessi già esistenti. Riteniamo, a differenza di Ciccanti, che Asur e Azienda Ospedaliera possano coesistere, come nel caso di Ancona”.

Al termine della seduta il Consiglio ha approvato, con l’appoggio del centrosinistra, l’ordine del giorno sull’integrazione dei servizi e l’azienda degli ospedali riuniti di Ascoli e San Benedetto.  Ora si attende di vedere quale sarà la proposta che Stroppa presenterà alla conferenza dei sindaci venerdì e quale piano industriale verrà presentato entro il 30 aprile.

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