Come voteremo tra un anno, o forse prima?

Oggi un uomo mi ha detto: io vado davanti alla sezione elettorale. Ci vado col mitra, guai a chi vota.

Che gli vai a dire?

Un uomo, al bar per colazione, mi ha detto: io ho quattro figli, e evado le tasse, e allora? Che gli do da mangiare, sennò?

Che gli vai a dire?

Un paio di mesi fa dicevo: “Ma cosa farete a dicembre, quando avremo un anno di recessione pesante alle spalle e il governo tecnico avrà fallito con queste trovate, e ancora prospettive di crollo, disoccupati?” Mi rispondevano: aspetta, dagli fiducia, non si risolve tutto subito.

Tutto invece sta procedendo più veloce di quanto prevedevo. La luna di miele è già finita.

Così che nessuno immagina cosa accadrà a novembre, a dicembre. L’Abc cercherà di sopravvivere, il Pd dopo l’harakiri si dividerà con rischio centrifuga, il Pdl si alleerà con chiunque garantisca il solito giochino giustizia-Mediaset, l’Udc si allea con tutti, basta che si governa. Arriverà un altro Monti, una Passera, un Profumo (tutti bei cognomi con senso compiuto, notate?).

Bisognerà vedere cosa accadrà con le elezioni greche (prevista crescita di partiti di destra e sinistra) e il referendum sul Fiscal compact irlandese (verrà bocciato, e poi?).

La benzina cresce di 5 centesimi. I senatori voteranno il pareggio di bilancio. Napolitano fa prediche alla nazione, invece non dice nulla ai banksters (guarda video di Alessio Rastani, trader di Wall Street in una intervista dello scorso autunno alla Bbc, che concede al personaggio italo-americano-iraniano una vetrina per terrorismo sadico).

O una dittatura (non tecnica) o una rivolta di masanielli. Qualcosa accadrà.

 

 

 

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