ASCOLI PICENO – Con la cultura si mangia, eccome. L’idea, che vuol sfatare un pregiudizio molto diffuso tra la popolazione e tra una parte della stessa classe dirigente, è contenuta in un articolo del Sole24ore intitolato “L’arte produce il 5% del Pil, investire non è un lusso” a firma di Angelo Argento, apparso il 27 marzo scorso. Secondo l’autore, che riporta dati dell’Istituto Tagliacarne del 2011, “investire sulla cultura è l’unica strada percorribile dal nostro Paese per uscire dalla crisi”. “I freddi dati numerici lo testimoniano: il suo indotto, fatto di turismo, nuove imprese, localizzazioni straniere e investimenti esteri, frutta ogni anno al Paese 68 miliardi di euro, il 5% della ricchezza totale, dando lavoro ad oltre 1 milione e mezzo di persone, il 5,7% del dato nazionale”.

L’industria culturale supererebbe persino l’intero settore meccanico: “Nel triennio 2007-2010 – continua l’articolo – il valore aggiunto delle imprese della cultura è cresciuto del 3%: 10 volte l’economia italiana (+0,3%), registrando un attivo di 13,7 miliardi di euro, su un’economia complessiva di 29,3 miliardi. L’export del settore vale 30 miliardi di euro e rappresenta l’8,9% dell’export nazionale”.

Sono numeri che fanno riflettere (si pensi per contrasto ai tagli imposti a questo settore), e sono stati citati, non a caso, nel corso della presentazione del Festival dell’Appennino 2012, da Carlo Lanciotti, direttore artistico dell’iniziativa: “Investire nella cultura non è un lusso. Non c’è cultura senza sviluppo, né sviluppo senza cultura”, ha detto Lanciotti.

Una via, quella del rilancio economico attraverso l’arte e il turismo, che potrebbe affiancarsi a quella delle infrastrutture, ora al centro del dibattito pubblico e da molti politici invocata, sia a destra che a sinistra, come il principale (se non l’unico) strumento per rimettere in moto un’economia picena asfittica.

Tuttavia per far sì che l’industria culturale porti frutto occorre la collaborazione tra le diverse forze sociali, le tre sinergie evocate da Argento, ossia tra governo e regioni, tra pubblico e privato e “tra istituzioni e cittadini, sinergia che produce e si nutre, in una sorta di circolo virtuoso, di un’accresciuta consapevolezza delle possibilità, dei valori, delle prospettive anche economiche e lavorative che offre il sistema culturale italiano”.

Nel caso del Festival dell’Appennino il sostegno del privato è arrivato, grazie a Sorgenti Comuni scarl, nuovo consorzio di 30 imprenditori piceni. La speranza è che anche nel futuro si possa procedere in questa direzione.

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