Sabato sera ero a L’Aquila, per un concerto rock.

Dopo il concerto, mi sono incontrato con alcuni colleghi del giornale on line aquilano AbruzzoWeb.

Passeggiando nel centro ferito del capoluogo abruzzese, tra i palazzi lesionati, e riflettendo sulla situazione politica ed economica generale, entrambi abbiamo detto: “Siamo alla follia, lo Stato dice che non ha più soldi e la gente ci crede, addirittura adesso non intervengono neppure a rimborsare danni dai terremoti o alluvioni, devono farlo le aziende private, le assicurazioni”. “Non ho fatto in tempo a scriverci un articolo, questa è la pistola fumante che prova la grande truffa del debito pubblico“.

Ora, la vergogna non è più teoria da decreto, ma pratica tragica di morte, crolli, terrore.

Ecco qui il “decreto legge 15 maggio 2012, n. 59, Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile

Articolo 2 punto b: “esclusione, anche parziale, dell’intervento statale per i danni subiti da fabbricati”.

Forse la tragedia emiliano-romagnola è avvenuta troppo presto, forse ci si appellerà al punto d), “previsione di un regime transitorio, anche a fini sperimentali ovvero di prima applicazione”.

Ma uno Stato non può abdicare al suo intervento in caso di disastri. Altrimenti lo Stato non esiste più. Esiste solo il mercato.

Per questa vergogna, questa truffa sulla pelle di milioni di cittadini, è necessaria la richiesta collettiva di immediate dimissioni di questo governo non eletto e non autorizzato da nessun programma elettorale ad l’interferire nella nostra vita. 

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