ASCOLI PICENO – Da sempre la provincia di Ascoli Piceno ha una posizione di spicco in Italia nella castanicoltura perchè nel nostro territorio questa pianta, oltre a trovare climi e suoli adatti, è espressione storica radicata nella cultura locale. Basti pensare che nel Piceno si concentra il 90% della superficie regionale investita in questa coltura che, negli ultimi anni, è stata rilanciata  con produzioni di qualità per il consumo diretto e con la trasformazione dolciaria e  il recupero degli ecotipi locali. Purtroppo, in questa situazione di ritrovato entusiasmo dei castanicoltori locali, giunge come una mannaia la presenza della vespa cinese, un nuovo parassita che mina il prezioso patrimonio.

Segnalata solo nel 2009 nell’alto Pesarese si è rapidamente insediata in buona parte delle nostre aree di produzione del castagno provocando danni consistenti anche per la difficoltà di mettere in campo strategie come la difesa chimica esclusa per le gravi implicazioni di carattere ambientale. In questo senso, è fondamentale le lotta biologica condotta dal competente Servizio Fitosanitario dell’Assam attraverso l’introduzione nei castagneti infestati di un piccolo imenottero, parassitoide specifico della vespa cinese, chiamato Torymus sinensis. Nelle Marche, sono state individuate e monitorate cinque aree per i lanci del Torymus s. effettuati lo scorso aprile. Tuttavia non tutto il territorio castanicolo può essere interessato dai lanci.

“I castanicoltori della zona dell’Acquasantano volendo effettuare lanci aggiuntivi a proprie spese per ampliare la zona di contrasto alla vespa cinese non possono farlo”, commenta l’assessore Provinciale all’Agricoltura Giuseppe Mariani. Il progetto regionale prevede infatti , in una zona di forte produzione castanicola qual è quella di Acquasanta, un solo punto di lancio (Venamartello) e tra l’altro non nel cuore della produzione (Pozza-Umito) e questo perché,  nonostante i vantaggi di tale metodo di lotta siano ormai consolidati, rimane irrisolto il problema autorizzativo all’introduzione degli antagonisti naturali all’interno delle Aree Protette. Problema  aggravato ancor di più nelle aree ricadenti nei Siti Natura 2000 (Sic– Siti di Importanza Comunitaria e Zps– Zone di Produzione Speciale) istituiti ai sensi di due direttive comunitarie recepite dall’art. 12, del DPR 120/2003, che è vietata espressamente l’introduzione di specie alloctone e, purtroppo, tutta l’area della provincia ascolana ricadente nel Parco Nazionale del Gran Sasso Monti della Laga è stata perimetrata come ZPS nel 2007.

Per cercare di risolvere il problema fortemente sentito dai produttori, l’assessore Mariani si è fatto portavoce presso il Parco Gran Sasso Laga e presso i Ministeri competenti – Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare e Politiche Agricole e Forestali:  “L’Ente Parco ha effettivamente dimostrato tutto il suo impegno nel cercare di risolvere il problema ma, purtroppo questo scoglio sembra insormontabile peggiorato anche dal fatto che si è nel frattempo superata la fase ottimale per i lanci. Al momento attendiamo una risposta concreta dai Ministeri affinché individuino una comune interpretazione all’articolo 12, 3 del DPR 120/2003, in linea con l’esigenza di non ostacolare interventi di lotta biologica classica nei confronti di Dryocosmus kuriphilus, la famigerata vespa cinese”

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