ASCOLI PICENO – Si è conclusa nel tardo pomeriggio di oggi davanti al Gup del Tribunale di Ascoli Rita de Angelis l’udienza preliminare nei confronti di Denny Pruscino e Katia Reginella, i due genitori del piccolo Jason scomparso nel luglio 2011 quando aveva appena due mesi.

Il giudice, come previsto, ha rinviato i due a giudizio per omicidio aggravato da vincoli di parentela e futili motivi e per distruzione di cadavere. Accolte quindi le richieste dei Pm che conducono le indagini Cinzia Piccioni e Carmine Pirozzoli, convinti che il bambino sia morto nonostante il cadavere non fosse mai stato trovato.

Il processo si aprirà di fronte alla Corte di Assise di Macerata il 17 settembre.

Le difese non hanno fatto richiesta di riti alternativi mentre si sono viste respingere le istanze di perizie mediche presentate per i loro assistiti per accertare la capacità di intedere e di volere e di poter affrontare un processo.

I difensori della donna attendono intanto l’udienza fissata dalla Cassazione per il sei giugno, durante la quale si deciderà sulla domanda di scarcerazione presentata a dicembre.

LE INDAGINI In quasi un anno di indagini i due giovani hanno sempre fornito agli inquirenti dichiarazioni confuse e contrastanti sulle dinamiche che avrebbero portato alla morte del piccolo, che lei aveva avuto da una relazione con un ragazzo più giovane ma che Denny aveva ugualmente riconosciuto. I due coniugi, oggi presenti all’udienza, in un primo tempo apparentemente complici nel non fornire dati esatti sull’accaduto, hanno con il passare dei mesi  finito per accusarsi a vicenda.

Ma se la difesa di Pruscino, composta dagli avvocati Franchi e D’Angelo, ha chiesto il non luogo a procedere per omicidio volontario puntando a convertire il capo d’imputazione in omicidio colposo, quella della Reginella, rappresentata dall’avvocato teramano Di Nanna, ha provato a scagionare del tutto la madre del piccolo dall’accusa di omicidio, basandosi principalmente sulle testimonianze di tre vicini di cella di Pruscino che, durante la sua detenzione, avrebbero ascoltato una specie di autoconfessione dell’uomo.

Stando a quanto avrebbero sentito, infatti, al momento della morte del piccolo Jason era presente soltanto Denny, mentre Katia sarebbe giunta in un secondo momento. A quel punto la donna, vedendosi di fronte la scena, sarebbe scoppiata in lacrime. Da chiarire, nel caso, se avesse poi accompagnanto o meno l’uomo a disfarsi del corpicino.

La difesa della donna cerca di dimostrare l’attendibilità delle dichiarazioni fornite dai tre ex compagni di prigione puntando sul fatto che, nella stessa deposizione, i tre avrebbero rivelato anche altre situazioni a cui l’uomo avrebbe fatto riferimento e che pare siano effettivamente accadute. Si tratta anche qui di scenari piuttosto inquietanti: Denny avrebbe infatti in qualche modo costretto, o comunque spinto, Katia a compiere atti sessuali a tre insieme al fratello di lui. Circostanza che sarebbe stata confermato dalla stessa donna nel corso di un interrogatorio e per la quale i pm hanno aperto un fascicolo a parte.

 

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