ASCOLI PICENO – I sindacati di Polizia, Siulp, Sap, Ugl-Polizia di Stato e Consap, hanno diramato un comunicato congiunto per denunciare la prevista chiusura di diverse sezioni di Polizia postale e delle comunicazioni, inclusa quella di Ascoli.

Nel corso di una riunione tenutasi ieri, 6 giugno, è stato illustrato un piano di razionalizzazione della spesa nell’ambito della ormai nota revisione della spesa (o “spending review”) duramente contestato dai sindacati. L’obiettivo complessivo dichiarato è un risparmio di circa 65 milioni di euro, tra mancate assunzioni, riduzione del 20% del parco auto in dieci anni, al ritmo del 2% l’anno, accorpamento della Direzione Centrale dell’Ucis e della Scuola Superiore di Polizia rispettivamente con la Direzione Centrale della Polizia Criminale (Dcpc) e con la Direzione Centrale per gli Istituti d’Istruzione, chiusura di 97 uffici periferici della Polizia Postale e delle Telecomunicazioni (ossia tutti, tranne le 26 sedi in cui insiste la Direzione Distrettuale Antimafia), chiusure di circa 15 distaccamenti della Polizia Stradale e di altrettante Sezioni Polfer, nonché delle sezioni sommozzatori, cinofili e tiratori scelti e di 27 squadre nautiche. Stando al comunicato, il Ministero dell’Interno ha previsto anche la chiusura di 17 Questure.

I sindacati denunciano un “clima di totale incertezza e di assoluta dichiarata ignoranza sull’entità della somma con cui il Dipartimento della Polizia di Stato dovrebbe contribuire all’insieme del “pacchetto” da presentare sull’altare della spending review e, ancor più anomala è apparsa la totale mancanza di conoscenza di come starebbero affrontando tali “risparmi” le altre Forze di polizia.”

“Una cabina di regia unica, almeno sui tagli da dare alla sicurezza, sarebbe stata quanto mai opportuna”, scrivono ancora i sindacalisti, giudicando “assolutamente sbagliato il metodo e il merito della proposta presentata in quel contesto.”

Al Ministero dell’Interno (quindi a tutti e tre i comparti: Polizia, Amministrazione Civile e Vigili del Fuoco) sarebbe stato chiesto di contribuire al processo di spending review per una somma pari a circa 23 milioni di euro.

Continua il comunicato: “Attesa l’asserita mancanza di qualsivoglia indicazione da parte del Ministro circa l’entità del risparmio al riguardo, delle due l’una: o il Dipartimento pecca di eccesso di zelo, soffrendo della sindrome del primo della classe (e questo la storia ci ha insegnato che non sempre paga, anzi); ovvero, la stessa Amministrazione, in nome del rigore della spending review, in realtà, vuole cogliere la palla al balzo per portare avanti tutti quei progetti (da noi sempre avversati) di “epurazione” dei presidi di polizia sul territorio e quindi della sicurezza dei cittadini e dei diritti del personale, anziché procedere a tagliare i ridondanti posti di funzione, laddove ce ne sono troppi.

“E questi, sicuramente, non sono nella periferia e nei presidi, ma al Centro del Dipartimento. Tale progetto, sicuramente alternativo a quello che vorrebbe offrire l’Amministrazione al Ministro, ricondurrebbe il nostro Dipartimento – che oggi si presenta con una testa enorme e sproporzionato rispetto al resto del corpo – ad un organismo più bilanciato e sostenibile.”

Il sospetto di finalità non dichiarate risiede nel fatto che la chiusura delle sedi di Polizia Postale non comporterebbe, secondo i rappresentanti sindacali, alcuni risparmio effettivo. Ma “dietro a quegli sterili numeri, però, ci sono persone, uomini e donne, famiglie, cittadini, realtà territoriali spesso estremamente difficili che non possono essere affrontati solo con una logica ragionieristica”.

“Per questi motivi le scriventi Organizzazioni hanno detto no all’Amministrazione e solleciteranno, insieme a tutte le altre rappresentanze che hanno a cuore le sorti della sicurezza di questo Paese e dei diritti dei lavoratori che la garantiscono, il Ministro dell’Interno affinché sul tema ci sia un confronto leale e aperto, anche su quali sono le reali esigenze di razionalizzazione e gli obiettivi da raggiungere. ”


 

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