Riceviamo e pubblichiamo:

E’ scontato ed anche auspicabile che le primarie riservino sorprese: se il loro obiettivo fosse quello di sancire sempre e comunque il candidato ufficiale del nostro partito, sarebbe inutile farle. Sbaglia altresì chi non le accetta o chi le usa contro il partito democratico. Sbaglia chi vuole imprigionarle entro recinti arbitrari del tipo “le primarie degli iscritti”. Le primarie sono tali se sono “aperte” a tutti i cittadini che vogliono parteciparvi. Sbaglia anche chi si sorprende quando a prevalere è un candidato diverso da quello del partito democratico. Molti tra l’altro ignorano che la maggior parte delle elezioni primarie svoltesi dal 2008 ad oggi hanno visto il prevalere un candidato del Pd. Molti, allo stesso modo, non vogliono ammettere che, sono parole di Reichlin, “candidati come Pisapia a Milano, Doria a Genova, Zedda a Cagliari sono l’esempio del tipo di classe dirigente nuova che il nostro partito dovrebbe avere”! Un partito nuovo deve avere il coraggio di superare i vecchi nomi e, anche, i vecchi schieramenti. D’altronde come può avanzare la costruzione del Pd senza l’affermarsi di una nuova classe dirigente? Come si può delineare un nuovo profilo, anzitutto culturale, del Pd se non andando oltre i vecchi confini della sinistra che, è vero, ha dato tanto, non solo in Italia, ma anche in Europa, all’emancipazione delle classi più deboli, ma che oggi mostra di non essere più sufficiente a leggere ed interpretare la nuova realtà? Il tema oggi per il Pd non è quello di spostarsi “più a sinistra” o “più al centro”, ma di andare oltre i vecchi confini della sinistra. Per disegnare questo nuovo partito non è più sufficiente solo l’attuale gruppo dirigente, ma sono indispensabili gli uomini di cultura, i giovani, i tanti movimenti che si sono formati su temi che toccano la carne viva delle persone, ma che non hanno luoghi dove poter esercitare la loro carica di novità. E’ per queste ragioni che, per dirla ancora con Reichlin “certe parole (e anche certe facce!) non corrispondono più alle cose”. Oggi il nostro tema non è essere pro o contro il Governo Monti, è provare a disegnare un’alternativa all’attuale oligarchia finanziaria che governa l’Europa e che sta creando abissali ingiustizie, lacerazioni sociali che alimentano la violenza  e che sta miseramente fallendo. E’ ripristinare la democrazia, che non è solo libertà di voto, ma anche lotta per l’uguaglianza e per la dignità del lavoro. E’ ripristinare la sovranità delle istituzioni politiche sulla Banca centrale europea!  Questo è il compito del “mio” Partito Democratico! Ecco perché è così importante l’avvento di una nuova generazione, “nuova” non solo e non necessariamente per l’età, ma per le idee    indispensabili ad interpretare ed affrontare la nuova realtà. Le primarie, ad oggi, hanno dimostrato di essere l’unica modalità attualmente disponibile per aiutare il Pd in questa impresa. E aiutare il Pd, oggi, è l’unico modo per aiutare l’Italia.

(Firmato) Antonio Canzian

IL DIRETTORE RITIENE

Dice Canzian: “Un partito nuovo deve avere il coraggio di superare i vecchi nomi e, anche, i vecchi schieramenti. D’altronde come può avanzare la costruzione del Pd senza l’affermarsi di una nuova classe dirigente?”, come non condividere un concetto simile. Il problema però è un altro e cioè  che, se all’interno del Pd si cambiasse “metodo”, i vari capi delle cosiddette “Ditte” ex PCI o ex Dc non potrebbero continuano a far prevalere le loro obsolete “gerarchie” che  a tutto si affidano meno che al merito. Non conosco Canzian per cui prendo le sue parole per quelle che sono. Presto lo intervisterò per il settimanale in edicola “Riviera Oggi Estate” e ne saprò di più. A presto.

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