COMUNANZA – Continua il precorso di collaborazione di Casa della Speranza di Comunanza e la Galleria Marconi di Cupra Marittima, un connubio magico fra Arte e Sociale, con …A Amore… Vi porta nuovamente in Africa attraverso l’utilizzo di immagini, colori ed oggetti dell’artigianato, parlando delle donne, e del ruolo che loro rivestono in quella terra così bella ma così problematica,qual’è l’area Sub-Sahariana,ed in particolar modo nel nostro caso, nel Nord Uganda.

Ospiti nel caledoscopico mondo di Mazzumaja Festival 2012 la mostra che si terrà al Palazzo Pascoli, Piazza Luzi a Comunanza Vecchia, vuole rappresentare un punto di riflessione, senza la presunzione di cambiare il mondo ma con il diritto di sognare.

Grazie alla sensibilità e sostegno di molti i sogni sono diventati realtà tangibili, importanti progetti sono stati realizzati nella missione di Atanga dove è parroco Don Ciprian, in particolar modo il centro medico appena ampliato con l’apertura da alcuni mesi di una nursery che insieme alla medicheria già esistente da anni è l’unico punto di riferimento per la popolazione locale.

Parlare della condizione della donna in Africa non è certo questione da poco, non lo è mai parlare della donna, e l’argomento si fa ancor più complesso quando le realtà da considerare e trattare sono tanto frammentate e diversificate.

Donna come lavoratrice, dunque, comunque e sempre; non esiste, in Africa, donna che non lavori, la sua è una forza doppiamente produttiva, come donna madre-nutrice e come donna produttrice. Cambiano i ruoli, forse, cambiano i rapporti familiari (in parte), la religione e il suo peso all’interno della comunità, ma ciò che resta invariata è l’importanza e il significato del ruolo femminile.

Per quanto un diverso peso possano avere le leggi consuetudinarie e religiose dei diversi Stati, va subito detto che il ruolo della donna africana è, ovunque e comunque, insostituibile: è responsabile della casa e della famiglia, dell’educazione dei figli e così come la parte del lavoro di sussistenza che ha luogo entro il territorio domestico.

Per quanto solo raramente e difficilmente riconosciute oltre il loro ruolo di mogli e madri, resta il fatto che l’Africa sub-sahariana è una delle regioni al mondo in cui le donne, indipendentemente dall’età, lavorano di più e, elemento da non sottovalutare, a tale forza economica non corrisponde, se non in parte minima, un potere sociale e politico.

Nonostante questo, però, ci sono casi, alcuni veramente eclatanti, in cui le donne sono riuscite ad aggirare la dura legge locale e a ricoprire ruoli importanti. Sono però ancora troppe le donne soffocate, e rese invisibili da una società consuetudinaria di impronta maschile.

La situazione di vita, prima ancora che lavorativa (anche se i confini si fanno sempre più sfumati) delle donne è una realtà dura e difficilmente risolvibile poiché anche quando si rendono conto di quali sono i propri bisogni in termini medici e nutrizionali, le donne spesso non possono fare nulla per provvedere, perché le loro primarie necessità (cibo e cure) sono sempre secondarie rispetto a quelle del resto della famiglia.

Lavoratrici invisibili, senza retribuzione, senza diritto alla terra, alla proprietà, al credito, all’eredità,ai diritti sociali alle cure mediche.

 

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