ASCOLI PICENO  È stato scarcerato con effetto immediato, il giovane disabile arrestato in pieno centro storico ad Ascoli il 21 agosto, con l’accusa di detenzione e spaccio di stupefacenti. Al processo per direttissima Achille Ciribè, legale dell’imputato, ha chiesto e ottenuto la revoca delle misure cautelari e il rinvio del caso, per esaminare al meglio una vicenda che a quanto pare nasconderebbe dei retroscena raccapriccianti: veniva indotto tramite minaccia fisica da parte di terzi.

È incensurato ed è titolare di una borsa lavoro al Comune di Ascoli Piceno, ma dell’imputato si conosce solo il suo presente, quello che lo vede presunto colpevole di detenzione e spaccio di stupefacenti. Una vicenda che ha scatenato le fantasie di molti, divenute quasi sentenze di condanna ancor prima che un giudice si fosse espresso. Leggende che il legale nominato d’ufficio Achille Ciribè, intende sfatare affinché si possa procedere ad un processo basato su fatti concreti.

L’imputato, essendo sottoposto quotidianamente ad invasive cure mediche, non agiva spontaneamente, bensì veniva indotto tramite minaccia fisica da parte di terzi, dediti all’uso ed allo spaccio di stupefacenti, ad agire in tal senso per loro conto. Questo è quanto riferisce l’avvocato Ciribè in una nota, sostenendo, inoltre, che lo stupefacente non è mai stato rinvenuto in casa del giovane, come la stampa locale avrebbe sostenuto, ma bensì, lo portava con se.

Considerati i fatti emersi durante la convalida dell’arresto avvenuta il 22 agosto scorso, il Giudice Marco Bartoli, ha rigettato le richieste formulate dal Pubblico Ministero circa l’obbligo di firma del giovane, affetto da distrofia muscolare di duchenne, scarcerandolo in attesa del giudizio fissato per il 18 settembre 2012.

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