ASCOLI PICENO – Sulla strada per Colle San Marco, all’ingresso di Monticelli, in viale Kennedy e sulla Salaria. Queste le zone della città delle cento torri, dove ignoti sembrerebbero aver già emesso la loro sentenza sugli episodi di violenza che contraddistinsero la Notte dei Colori del 10 agosto scorso, durante la quale alcune zone del centro storico di Ascoli si trasformarono in un campo di battaglia tra giovani in preda ai fumi dell’alcool.

La vicenda ebbe subito una connotazione politica. Vennero, infatti, accusati alcuni esponenti di Casapound, anche se, subito dopo, il quartier generale di estrema destra si dissociò dalla vicenda. Una vicenda amara, non solo per aver trasformato una zona del centro storico in un campo di battaglia, ma soprattutto perché, come in una vera guerriglia che si rispetti, ci scappò la vittima di turno: un ragazzo di 32 anni perse l’occhio sinistro in seguito ad una bottigliata, vibrata in pieno volto, verso il quale esprimo la mia più profonda solidarietà, e non certo per una mera questione politica, ma solo perchè è stata vittima di una indicibile violenza, che notoriamente è uno dei più atroci limiti dell’intelletto umano.

La Digos di Ascoli si mosse subito, e in manette finì un uomo di 34 anni, sospettato di aver colpito il giovane trentaduenne, ma qualche giorno dopo messo agli arresti domiciliari. Fu sospettato di far parte di Casapound, e anche in quell’occasione la smentita ufficiale da parte dei giovani della destra ascolana, non tardò ad arrivare. Successivamente l’indignazione di Rifondazione Comunista culminò con l’invito ufficiale alle dimissioni del primo cittadino; e negli ultimi giorni ignoti hanno tappezzato i muri di alcune zone di Ascoli con striscioni di protesta – contro Casapound, ma anche contro il sindaco Castelli – subito segnalati ai Vigili Urbani da un consigliere comunale. Contestazioni che, secondo alcuni, dovrebbero rappresentare la naturale conseguenza di ciò che successe durante la famigerata notte di San Lorenzo, già ribattezzata come la “Notte Nera” ascolana.  

E’ importante ricordare, inoltre, che già in passato si ebbero, sempre da parte di ignoti, esternazioni molto più pesanti di un semplice invito per Casapound a varcare i confini di Ascoli, come nel caso degli striscioni apparsi negli ultimi giorni. Subito dopo la “Fiaccolata del Ricordo” delle vittime delle foibe del 25 febbraio scorso, promossa da Casapound, infatti, ad alcuni manifesti affissi per ricordare l’evento – in particolare quelli di Monticelli, sui muri delle scale di fronte la bar Monardi – qualcuno pensò bene di aggiungere frasi del tipo: “Troppo poco, più profonde”, o “ritornerete in (foibe)”. Il tutto scritto con un semplice pennarello nero.

Purtroppo c’è ancora qualcuno che pensa che le vittime dei regimi, di qualunque tipo essi siano, o siano stati nel corso della storia, abbiano un colore politico ben preciso. Ma non è così.

 

 

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