ASCOLI PICENO – A complicare la vicenda delle tre discariche abusive presenti in alcune aree periferiche della zona industriale di Campolungo, c’è un aspetto che va ben oltre le semplici logiche amministrative o burocratiche della questione e arriva a lambire gli aspetti penali, almeno per quello che riguarda il sito non autorizzato di via della Palude.

L’area, che si trova ben nascosta in una bretella secondaria che collega la zona industriale di Campolungo con la Sp Bonifica, è delimitata da alcune aziende che operano in diversi settori. Una delle quali è un’autodemolizioni che deposita sistematicamente scarti di automobili proprio davanti al suo opificio: alcuni di essi ben divisi e sistemati in pile, altri invece buttati a caso. Secondo alcune testimonianze raccolte sul posto – confermate anche dal Presidente della Consind, Luigi Merli – non esiste alcuna autorizzazione e quel materiale, presente in buona parte dell’area (demaniale), non dovrebbe essere dove si trova. Uno stillicidio che dura da mesi nonostante la questione sia arrivata, già da tempo, sul tavolo della Procura di Ascoli Piceno che ne dispose il sequestro. Ordinanza che fu immediatamente eseguita dalla Guardia di Finanza.

A questo punto la situazione si complica e i tempi si allungano, non solo per la rimozione degli scarti di auto stoccati abusivamente dall’autodemolizioni, ma anche perchè il sito contiene rifiuti di ogni genere (vecchi materassi, frigoriferi, pezzi di mobilio, calcinacci e altro ancora). “C’è un sequestro giudiziario in corso – spiega Luigi Merli – da parte della Procura, con tanto di denuncia. Il giudice ha stabilito che la bonifica è a totale carico del titolare dell’autodemolizioni, per cui ci sono dei tempi giudiziari di fronte ai quali non possiamo fare nulla”.

Uno spiraglio di luce sembra aprirsi, invece, sui siti non autorizzati di via del Grano ( di fronte all’Ocma spa) e via della Semina (tra la cartiera Ahlstrom e la Novico), in cui vecchie tv, pneumatici, lavatrici, calcinacci, frigoriferi e wc, sommergono letteralmente i parcheggi (nel primo caso) e quel poco che resta del ciglio della strada (nel secondo caso).“Nell’ultimo consiglio direttivo abbiamo deliberato la bonifica dei due siti – rassicura il Presidente Merli – ovviamente con le risorse che abbiamo a disposizione. Ora l’ufficio sta procedendo ad un’accurata selezione delle ditte da utilizzare per lo smaltimento, scegliendo quella più competitiva. In via della Semina potremo già intervenire entro le prossime 2 settimane; per il sito di via del Grano, invece, l’ingegnere del nostro ufficio tecnico ha già predisposto la chiusura dell’area e successivamente potremo procedere alle operazioni di bonifica”.

Ma è anche un problema di costi: “Nonostante abbia ereditato un ente in pieno dissesto al momento del mio insediamento – ricorda Merli – abbiamo cercato di risolvere anche problemi di questo tipo. Nell’ultimo anno, infatti, abbiamo eseguito interventi analoghi in altre aree, spendendo più o meno 50 mila euro. E non è che noi gestiamo questi spazi avendo poi delle entrate economiche. Anzi, tutt’altro. Ma nonostante tutto sappiamo che dobbiamo intervenire e lo faremo anche questa volta, con un costo, per i due siti in questione, che dovrebbe aggirarsi intorno ai 30-40 mila euro”.

Ma il comune di Ascoli – così come dichiarato la settimana scorsa dal sindaco Castelli – potrebbe intervenire prima della Piceno Consind, addebitandole successivamente i costi di bonifica.  “Questo è una procedura prevista dalla legge – replica Merli al sindaco di Ascoli – Comprendo la premura di Castelli, però è giusto che si sappia che i sindaci di ogni comune sono obbligati per legge ad emettere ed eseguire delle ordinanze specifiche. Devono farlo anche su aree pubbliche che non sono di proprietà del comune di riferimento, come in questo caso, intervenendo successivamente ed addebitando i costi di bonifica all’ente che le controlla”.

Risolvere il problema a monte con un monitoraggio continuo delle zone a rischio, potrebbe rappresentare una soluzione? “Sì, potrebbe essere di grande aiuto – risponde il Presidente Merli – Però capisco che una soluzione del genere potrebbe essere di non facile attuazione. Ma in ogni caso noi siamo un ente di industrializzazione e non abbiamo a disposizione forze di polizia municipale o vigilantes. Addossare, quindi, unicamente all’ente questa responsabilità non mi sembra la cosa più giusta da fare”.

“Stiamo parlando di una autentica vergogna perpetrata anche da alcune aziende locali che scaricano di tutto: dai calcinacci a materiali di altro genere, come pneumatici e scarti d’auto. Inoltre, non si capisce per quale motivo alcuni decidono di approfittare di zone poco frequentate per abbandonare rifiuti che, in realtà, potrebbero essere smaltiti gratuitamente. Tutti i comuni, infatti, in materia di rifiuti ingombranti, hanno i mezzi necessari per andare a ritirarli fin sotto casa, gratis” ammonisce Luigi Merli.

“Il sindaco Castelli fa giustamente il suo lavoro – conclude spezzando una lancia a favore del primo cittadino ascolano – dovendo rispondere ai cittadini, soprattutto quando si tratta di discariche abusive. Io rispondo a lui dicendo che stiamo facendo miracoli. Con le risorse, però, che ci troviamo a gestire”.

 

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