ASCOLI PICENO – Vecchi materassi accuratamente arrotolati e legati con dello spago comune, televisori, gli oramai onnipresenti “pneumatici selvaggi”, scarti di mobilio e detriti di costruzioni: un malcostume che sembra propagarsi a macchia d’olio in gran parte della zona industriale ascolana e che sfregia impunemente un territorio, regalando allo stesso scenari di degrado sempre più allarmanti.

Nell’ultima settimana ne abbiamo rinvenute altre due: la prima, facilmente individuabile, si trova lungo via del Commercio in un’area adibita alla sosta di veicoli e autoarticolati, di fronte alla Pfizer. L’altra si trova, invece, sul ciglio di un tratto della SP bonifica, all’altezza dello svincolo per Sant’Egidio alla Vibrata.  Entrambe presentano le stesse caratteristiche e lo scenario è praticamente identico, seppur di proporzioni ridotte, ai tre siti non autorizzati di via del Grano, via della Palude e via della Semina.

E come per i tre siti precedentemente segnalati – nei confronti dei quali, la settimana scorsa, il Presidente della Piceno Consind, Luigi Merli, assicurava un celere intervento – anche per questi ultimi due, dalle foto, si può facilmente comprendere che non manca nulla, o quasi, del variegato “campionario dell’inciviltà”. E’ evidente che oltre alla presenza di rifiuti provenienti da “civili” abitazioni, ci sono anche scarti di altra natura fuoriusciti, come per magia, dai confini di aziende della zona: grossi pneumatici e detriti di costruzioni rappresentano, infatti, un chiaro ed inconfutabile indizio, di quelle che – solo per il momento – sono delle semplici congetture.

Si tratta di aree di proporzioni ridotte, ma rappresentano comunque un campanello d’allarme che dovrebbe suonare direttamente negli uffici degli enti preposti al contrasto di fenomeni come questi. Fenomeni che hanno di certo un inizio. E sarebbe proprio quello il momento per intervenire subito, in modo da evitare poi che il tempo trascorso trasformi ed amplifichi le dimensioni dei siti interessati e i relativi costi per la bonifica. Perchè poi si parla anche di costi, ma la salute pubblica e la tutela dell’ambiente dove la mettiamo?

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