ASCOLI PICENO – Matteo Renzi fa il suo ingresso nella Sala Docens di Piazza Roma alle 16:20 di venerdì 28 settembre, con un ritardo di soli 20 minuti sull’orario previsto, come una sposa ben educata. Il pubblico già numerosissimo lo accoglie con calore: applausi, strette di mano, abbracci, sorrisi emozionati.

Presentato brevemente dal consigliere comunale del Pd Mauro Pesarini, che guida il gruppo di sostenitori locali di Renzi, il sindaco di Firenze esordisce con una lusinga, dicendosi felice di trovarsi in una regione così bella e anche culla di ideali e operosità.

Poi spiega il senso di quell’Adesso!, col punto esclamativo, che campeggia sul maxischermo alle sue spalle: “Vuole esprimere un’urgenza, ma anche la possibilità di cambiare davvero l’Italia e di trasformare la crisi in un’opportunità. È arrivato il momento di provarci. Non sono qui per chiedervi il voto: il 25 novembre ognuno di voi potrà esprimere la propria opinione sulle idee rappresentate da ogni candidato alle primarie, mi auguro che siano una sorta di referendum sul futuro”.

E parte subito con la prima proposta finalizzata al “ricambio etico”: dimezzare il numero di parlamentari, che attualmente sono mille contro i 400 degli Stati Uniti, per esempio, dimezzare anche le indennità dei parlamentari e abolire i vitalizi. Verrebbe da chiedere se l’abolizione riguarderebbe solo chi arriverà dopo o anche quelli che già lo percepiscono o lo stanno maturando, ma alla fine non sarà possibile fare domande.

Spiega il concetto di rottamazione che lo ha reso famoso: “Voglio rottamare la vecchia politica, non gli anziani, e combattere il pregiudizio di tanti nei confronti di un neanche quarantenne che pretende di governare il paese”. E qui mette in campo l’autoironia mostrando un video di Maurizio Crozza che fa di lui un’imitazione esilarante. Un colpo da maestro sul piano della comunicazione.

Gli argomenti di Renzi sono tutti validi: basta con i fondi pubblici spesi male, meglio le piccole ristrutturazioni delle grandi inaugurazioni, investire nella banda larga più che nelle grandi opere infrastrutturali, dare più sostegno alle famiglie per consentire una maggiore partecipazione delle donne alla vita attiva del paese, magari con la defiscalizzazione del lavoro femminile. E ancora: combattere l’evasione fiscale e la corruzione, usare i fondi europei in modo trasparente dando impulso al potere d’acquisto delle famiglie (sgravi fiscali) e alle piccole e medie imprese (sostegno al credito), e adottare una legge che imponga un resoconto dettagliato di tutte le spese della pubblica amministrazione, sulla falsariga del Freedom of Information Act adottato da Johnson già nel 1966.

Ci sono tanti giovani, ma anche quaranta e cinquantenni e persone anziane. A occhio, più uomini che donne, ma come dirà anche Renzi, per le donne è più difficile liberarsi dalle incombenze lavorative e familiari per ritagliarsi due ore per sé in un ordinario venerdì pomeriggio.

I ventenni sembrano più smaliziati: riconoscono le tecniche di comunicazione studiate diligentemente e applicate con perizia e seppure coinvolti dal carisma non si fanno conquistare facilmente. “Per me è troppo poco di sinistra – dice Matteo, studente di vent’anni con la tessera del Pd in tasca. “Se vince lui le primarie non credo di rifarla, però. Su temi come la riforma delle pensioni e dell’articolo 18 esprime posizioni di centro-destra. Sui temi etici, come il fine vita e i diritti civili non dice cosa pensa. Non basta che sia giovane anagraficamente, deve dare ai giovani risposte giovani.”

Neanche il coetaneo seduto accanto è convinto: “L’età anagrafica è una prerogativa troppo facilmente spendibile, ma lui non è un vero progressista ed è poco concreto. Studio filosofia e vorrei lavorare nell’università. Mi piacerebbe sapere che ne sarà della ricerca in questo paese. Noi giovani vorremmo risposte su temi concreti, come il lavoro“.

C’è anche una ragazza diciannovenne, ed è scettica: “A me sembra tutta un’operazione di marketing. In ogni città chiede il nome a una persona del pubblico e ogni tanto la cita, per far vedere che coinvolge la gente. Quello che dice è giusto, ma bisognerà vedere se poi lo fa“.

I video un po’ ruffiani, come quello della pubblicità realizzata in occasione delle Olimpiadi dal colosso mondiale Procter and Gamble che ha per protagoniste le mamme, o quello in cui Obama, ricordando la bambina di dieci anni, nata l’11 settembre 2001 e uccisa nell’attentato alla deputata americana Gabrielle Gifford, dichiara la volontà di creare un paese all’altezza dei sogni e delle aspettative dei bambini, forse non bastano per conquistare tutta  la platea, ma su molti gli artifici comunicativi fanno presa.

Una signora anziana accompagna tutto l’intervento con commenti ed espressioni di vivo entusiasmo, quasi di commozione. Negli sguardi di molti quarantenni si rivede una scintilla di speranza ormai dimenticata. La voglia di “ridare decoro alle istituzioni” pervade la società e Renzi la incarna in modo meno sguaiato, e quindi meno minaccioso, di Grillo: “Non occorre affidarsi a lui, il cambiamento lo possiamo fare noi”.

Un altro studente ventunenne ci crede: “Finora ho sempre votato per il centrodestra, ma sono venuto a sentire cosa aveva da dire e mi è sembrato concreto e convincente. Pensavo di non andare a votare, ma di sicuro voterò per Renzi alle primarie. Poi vedremo”. Non sa che fra i candidati alle primarie del PD c’è anche una donna, Laura Puppato, ma del resto neanche Renzi la cita mai, sebbene nomini più volte il principale antagonista Bersani, D’Alema, Berlusconi e Grillo.

Alla fine del discorso, durato circa un’ora e mezzo, con i ritmi abilmente dosati di chi ha studiato i video di Obama e la sua tecnica da predicatore televisivo, Renzi è assediato dalla gente e non si sottrae al bagno di folla. In molti lo fermano, gli chiedono aiuto: “Ho 52 anni e mio marito 54. Siamo tutti e due in mobilità, nessuno parla di chi è nella nostra situazione, con il miraggio della pensione che si allontana e nessuna speranza di trovare un altro lavoro”. E lui si fa lasciare il nome.

La gente intorno commenta. Maria Luisa, 41 anni, è soddisfatta. “Le sue proposte mi sono piaciute. Vero, dice cose semplici, ma lo voterò alle primarie, anche se non so se ce la farà a vincere. Il Pd è un partito molto strutturato, mobiliterà le truppe a sostegno di Bersani. Ho apprezzato il modo di presentarsi in piedi, a contatto diretto con la gente e non dietro una scrivania, la disponibilità a parlare con tutti. Mi è piaciuto di più dal vivo, in tv sembra un po’ saccente“.

Su una panchina di Piazza Roma c’è un gruppetto di anziani. Non sembrano conquistati: “Sono pensionato, 74 anni. Ho sempre votato a sinistra, l’ultima volta il Pd. Certo, a parole convince ma poi chissà.”

“Io sono del Pdl, ex Dc”, dice l’amico seduto accanto. “Non sono neanche entrato a sentirlo perché non voterei mai a sinistra. Dopo tutti gli scandali sto pensando di non andare a votare per niente. Per ora sono in stand-by, aspetto di vedere come si evolve la situazione”. L’idea di una ricandidatura di Berlusconi non lo entusiasma, ma non sarà uno dei delusi del Pdl disposti ad affidarsi al giovane Renzi.

E nel frattempo Renzi guadagna l’uscita, si intrattiene con un precario, poi con uno studente disabile. Poche parole con i giornalisti delle tv, un breve e commosso ricordo dell’amico Pierluigi Vigna, appena scomparso, e poi via sul camper verso il secondo dei tre interventi previsti per la giornata.

Sorprendentemente è ancora fresco, neanche una goccia di sudore sulla fronte liscia nonostante il caldo asfissiante della sala gremita, la camicia bianca con le maniche appena ricorciate (esattamente come il mentore Barack) ancora perfetta.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 2.141 volte, 1 oggi)