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ASCOLI PICENO – Un tavolo di coordinamento provinciale che conduca il Piceno fuori dalla crisi. Lo chiede il Partito Democratico, che, contemporaneamente, non manca di accusare l’immobilismo della Provincia di Ascoli in materia economica. Il segretario provinciale del Pd Antimo Di Francesco e il capogruppo consiliare Emidio Mandozzi lanciano la proposta e annunciano una serie di incontri con gli attori economici e sociali del territorio, a partire dai sindacati, giovedì o venerdì prossimo.

L’obiettivo, come ricorda Di Francesco, “è la necessità di mettere in campo proposte credibili e concordate tra tutti, per trovare le soluzioni concrete”. Prima fra tutte, “la risposta del sistema bancario provinciale, perché occorre che sostenga il rilancio produttivo delle imprese che hanno necessità di accedere al credito”. Il tutto “seguendo la nostra stella polare, il documento programmatico che il Pd provinciale ha approvato nel marzo 2011. Tuttavia notiamo invece l’assenza di interesse per la provincia, che è totalmente immobile. Dobbiamo lavorare tutti assieme a favore, non solo delle grandi imprese che, purtroppo, sono sempre meno, ma anche per le Piccole e Medie Imprese, i lavoratori autonomi, il commercio, che non godono neppure di ammortizzatori sociali”.

“Le nostre linee programmatiche mirano ad incentivare settori come quello della formazione e della collaborazione tra imprese e università, i giovani, il settore del turismo, dell’ambiente, e della green economy” continua Di Francesco, “senza dimenticare che occorre rendere questo territorio attraente anche con un sistema infrastrutturale adeguato”.

Emidio Mandozzi ricorda come “gli effetti della nostra conferenza provinciale del 2011 si sono visti: tutti i comuni da noi amministrati hanno messo al primo posto lavoro, famiglia e servizi sociali, come è accaduto a San Benedetto dove sono stati aumentati, di qualche decina di migliaia di euro, i fondi per i contributi sugli affitti per i meno abbienti”.

“Però l’Amministrazione Celani non ha idea di cosa fare, basti pensare che per i corsi di formazione ci si basa solo sui fondi europei del Fse, non si è incontrato mai i sindacati nonostante lo si chieda da un anno, mentre i dati economici sono tutti in peggioramento – afferma – Basti pensare che la disoccupazione è nelle Marche all’8,2% mentre nel Piceno al 12%, i 62 mila disoccupati marchigiani sono concentrati per 25 mila unità in questa provincia, le ore di Cassa Integrazione sono 720 mila l’anno, con un incremento annuale crescente e siamo al +53% rispetto al 2011. Solo le esportazioni regionali stanno migliorando, +6,4% (dovuto anche alla svalutazione dell’euro, ndr)”.

Mandozzi si lancia anche in alcune considerazioni: “Dobbiamo tornare alla mentalità degli anni ’60, il lavoro va amato, forse per diversi anni abbiamo pensato che fosse una cosa naturale, specie nel settore pubblico. Occorre che chi ha un lavoro si impegni a produrre di più per aiutare chi non ce l’ha, così che i padri aiutino i figli. E’ chiaro che certe industrie qui non torneranno più, ma occorre creare le condizioni per evitare che se ne vadano altre: puntare sulle energie alternative e sul fotovoltaico per abbassare i costi energetici, sburocratizzare le procedure, come ricordato da Squinzi e Bucciarelli, e per questo siamo favorevoli alla riduzione a tre delle Province marchigiani, come da legge di riordino”.

A tal proposito, in base alle ultime informazioni, “è probabile che le giunte attuali decadano nel novembre 2012, con l’arrivo di un commissario, e che vengano riordinate con elezioni nel 2014”.

Di Francesco termina: “Noi vogliamo soltanto che venga applicata la legge, il che vuol dire: tre province nelle Marche con l’istituzione della Provincia Sud con unione di Macerata, Fermo e Ascoli e quest’ultima come capoluogo”.

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