ASCOLI PICENO – Riceviamo e pubblichiamo da Stefano Corradetti, capogruppo del Partito Democratico nel consiglio comunale di Ascoli.

Non sapevo che il Capogruppo provinciale del Pd Emidio Mandozzi s’interessasse di opere d’arte. D’altronde se è lui a occuparsene credo che sia in buona compagnia con il Presidente Piero Celani.

Ammetto di avere una modesta formazione culturale, ma, credo, di saper riconoscere bene una delle tante operazioni, che mascherate come “culturali”, “artistiche” o “storiche” stanno alimentando continui tentativi di revisionismo e di sdoganamento sia di Mussolini sia del Fascismo.

Spesso queste operazioni di revisionismo o di celebrazionismo hanno bisogno di un garante bipartisan che, con il suo giudizio accondiscendente, le giustifichino.

In questo caso tale figura credo che si incarni nel Capogruppo Pd alla Provincia Emidio Mandozzi che più che da un abbaglio credo sia stato preso da farneticazione quando, addirittura, in un’intervista reperibile su Youtube (intervista in verità di PicenoOggi.it) dice: “abbiamo perso un’opera d’arte”, “la storia non va distrutta, ma va conosciuta”.

La restituzione delle due parti ai proprietari non ne rappresenta la distruzione. Mi pare che parlare di perdita o distruzione nasconda un pietoso vittimismo veramente poco credibile. Non è in discussione il valore dell’opera ma solo il fatto che questa fosse esposta all’interno di un Istituto Scolastico luogo per eccellenza adibito all’educazione e all’istruzione.

Se c’è la volontà di valorizzare le opere di Aldo Castelli, compreso il dipinto in questione, (non solo quello), il Comune e la Provincia, poiché si sono ora dimostrati “sensibili” all’opera di quest’artista (che fino ad oggi avevano dimenticato), potrebbero proporre una mostra e perché no, la pubblicazione del libro che il Professor Papetti ha dichiarato di avere preparato e non pubblicato.

Non credo, infine, che sia possibile che chi svolge la professione di insegnante non possa non rendersi conto della gravità del ripristino, con tanto di conferenza, di un dipinto inneggiante al Fascismo e a Mussolini in un’Aula Magna di un Istituto Scolastico.

Ricordo per questo l’intervento dell’Anpi Provinciale: “Non crediamo che nelle scuole di Bucarest, Mosca o Berlino sarebbe possibile esporre ritratti di Ceausescu, Stalin o Hitler, senza suscitare l’indignazione e la protesta dei cittadini” nonché quello di Michele Serra addirittura sul quotidiano nazionale La Repubblica: “Qualcuno riesce a immaginare un liceo tedesco che, nel 2012, esponga nella sua aula magna un quadro encomiastico raffigurante Adolf Hitler?” Ovviamente no. E allora: perché un liceo di Ascoli ha pensato di esporre nella sua aula magna un ritratto di Benito Mussolini a cavallo?”.

Mandozzi, la cui posizione, per fortuna mi sembra alquanto isolata nel centrosinistra, forse ignora, o forse non è interessato al fatto che il Fascismo e Mussolini suscitano, ancora oggi, un’attrazione che alimenta ancora organizzazioni estremistiche i cui militanti si rendono responsabili di azioni di violenza politica e, fatto ancor più grave, di un sentimento antidemocratico, antipluralista, nonché razzista e antiparitario.

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