Dopo lo spazio dato a Micaela Girardi, sarà nostro dovere (e anche diritto) concedere la replica al presidente della Fondazione Carisap Vincenzo Marini Marini

ASCOLI PICENO – Ammirazione, idealismo, tradimento. Dopo il suo comunicato sulla Fondazione Carisap, pubblicato da PicenoOggi.it e che tanto interesse ha suscitato, abbiamo deciso di incontrare direttamente l’avvocato Micaela Girardi, per capire le motivazioni che l’hanno portata a criticare i metodi della Fondazione Carisap.

Micaela Girardi è in forza al Partito Democratico, è componente dell’Assemblea Regionale anche se non copre alcun tipo di carica elettiva o ruoli in organi esecutivi. Ma ovviamente il suo è un parere che “conta”. E nella Ascoli che “conta” (scusate il semplicistico gioco di parole) non è passato inosservato.

Ammirazione e idealismo, dunque. Perché, sostiene l’avvocato, “conosco da tanti anni il presidente Vincenzo Marini Marini, e ho salutato la sua nomina a presidente della Fondazione Carisap come un passaggio molto positivo. Per chi appartiene alla mia generazione il suo ingresso fu un segnale importante: Vincenzo è una persona competente e capace, ma anche un modernizzatore in grado di condurre la Fondazione e la Carisap vicine alle esigenze della città, invece che distante, chiusa, isolata”.

Qualcosa, tuttavia, dovrebbe essere accaduto. La Girardi lo fa risalire all’appoggio della Fondazione all’operazione “Restart” (la bonifica dell’area ex Carbon da parte di privati che in cambio avranno la possibilità di costruire nuovo edificato per circa 330 mila metri cubi), o forse all’assenza di sostegno a iniziative culturali e sociali di stampo diverso da quello poi seguito, ad esempio l’assenza di interesse verso l’Università.

“Temo che la Fondazione abbia esercitato troppo l’attività di speculazione finanziaria, cosa che, proprio per legge, non deve appartenere alle fondazioni bancarie, che si devono contraddistinguere come “investitori prudenti“. Ad esempio su 88 fondazioni bancarie italiane, 68 hanno investito nella Cassa Depositi e Prestiti, ottenendo un alto rendimento, oltre che sicurissimo. Qui invece sappiamo che 100 milioni di euro sono stati investiti con due società, la Dexia e la General Investment, e addirittura 20 milioni sono andati ad un unico titolo, quello delle Assicurazioni Generali, nonostante questo abbia portato a perdite consistenti. Mi sembra che si sia tentato di giocare ad essere ribassisti o rialzisti: ma una Fondazione non deve comportarsi così” afferma la Girardi.

“Perché Marini Marini è sicuramente molto bravo, ma non può considerarsi esente dal controllo della comunità locale. Se io avanzo delle critiche o dei dubbi, non lo faccio per creare polemiche, ma perché credo sia doveroso che il rapporto tra città e Fondazione Carisap sia limpido e trasparente, per favorire in modo efficace lo sviluppo economico locale di cui abbiamo urgente bisogno. Qualcuno, addirittura, mi dice che ho coraggio ad espormi. Il che mi fa pensare: perché serve coraggio? In che città viviamo?” continua l’avvocato. Che, torna sul contenuto del suo comunicato: “Certo, tutti hanno saputo della cessione del 34% delle quote Carisap, ma la notizia è stata data sovrapponendola a quella della fusione della Banca dell’Adriatico con Carisap, che rientra nella programmata riorganizzazione territoriale del Gruppo Intesa. L’informazione è stata divulgata come se tutto ciò fosse un grande successo ed è stata comunicata a cose fatte: come è stata condotta la trattativa? Quali sono i benefici? Cosa accadrà fra cinque anni?”

Ancora, Micaela Girardi ribadisce che l’operazione della vendita del 34% delle quote Carisap è stata guidata da studi di consulenza di altissimo livello, e quindi “dobbiamo ritenere che presentasse alcune criticità e, sicuramente, dei costi molto alti. Sono operazioni che non mi spiego, così come l’acquisto di due appartamenti in un nuovo palazzo all’Eur di Roma, eppure in un recente convegno a  Palermo, il direttore della Banca D’Italia Saccomanni si è raccomandato proprio alle fondazioni bancarie: trasparenza amministrativa, gestione oculata del patrimonio. Perché è vero che si tratta di soggetti  di diritto privato giuridicamente autonomi, ma attenzione a non snaturare la loro funzione: il patrimonio che gestiscono non è privato bensì proveiene dalla comunità locale e ad essa è destinato.”

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