ASCOLI PICENO – Antonio Canzian sulle braci ardenti. I Giovani Democratici ne chiederanno a breve le dimissioni da consigliere comunale ad Ascoli per via del doppio incarico, vietato dallo statuto del Partito Democratico: oltre che consigliere comunale, infatti, Canzian è anche assessore regionale.

A rigor di logica l’applicazione delle regole statutarie imporrebbe a Canzian, effettivamente, di lasciare uno dei due incarichi. Anche se Canzian ha buon gioco nel dire che lui non è un semplice consigliere comunale, ma il candidato sindaco di tutto il Partito Democratico, e la sua presenza è un impegno con gli elettori che lo hanno votato.

Sarebbe facile risolvere il braccio di ferro: gli stessi Giovani Democratici, ma non solo loro, hanno presentato un documento che, oltre alla rinuncia dei doppi incarichi (già soltanto la necessità di ribadirlo fa capire che non si tratti di cosa scontata), garantisce la possibilità di deroga qualora i 2/3 dell’assemblea territoriale di riferimento concordi con il concederla.

Dunque la posizione di Canzian dovrebbe essere soggetta ad una votazione dell’Assemblea Provinciale, sulla base dello schema presentato.

Ma a volte la politica è più semplice, nonostante capirla appaia più complesso che lo studio della fisica quantistica o del greco antico.

Mettere sulla graticola Antonio Canzian adesso, per via della questione del doppio incarico che ha le sue radici nel 2010, quando Canzian è stato nominato da Spacca assessore regionale in virtù di un consenso personale altissimo e da taluni inaspettato, è quanto meno sospetto. Se non fuori tempo.

Perché fra qualche mese si andrà a votare per le politiche, e, anche se non si sa bene con quale legge elettorale e con quali uomini, è chiaro che ad Ascoli Antonio Canzian è il principale esponente del centrosinistra cittadino, il più autorevole catalizzatore di voti anche oltre il solo Partito Democratico.

Ridurre la visibilità di Canzian ora, servirebbe soltanto a ridurne anche il potenziale attrattivo in vista di una eventuale candidatura alle politiche (vallo a sapere). A beneficiarne non sarebbe tanto Francesco Ameli, che subentrerebbe in consiglio comunale (e, per quello che riesce a fare soltanto fuori dal consiglio, lo meriterebbe) ma i rivali interni del Partito Democratico, specie adesso che i berlusconiani sono quasi dissolti.

Chi sono questi rivali? L’unico certo è l’attuale deputato Luciano Agostini. Poi, ve ne potrebbero essere tanti altri, ognuno dei quali beneficerebbe dell’azzoppamento di Canzian al momento in cui la sua candidatura diverrebbe ufficiale.

Chiedere a Canzian di dimettersi da consigliere comunale dopo il voto politico, e chiederlo già ora, eliminerebbe i pensieri da mala lingua come questo: che dietro un principio giusto si nasconda la solita guerra fratricida interna ai partiti, e inspiegabile ai cittadini.

 

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