Dal n. 937, del 29 ottobre 2012, del nostro settimanale Riviera Oggi. In edicola tutti i lunedì.

MONTALTO MARCHE – La tragedia si consumò la mattina del 13 dicembre del 2011, quando una tremenda esplosione mandò in mille pezzi una palazzina in via San Rocco a Montalto Marche, nella quale vivevano in tutto 2 nuclei familiari. L’onda d’urto provocata dalla deflagrazione fu così forte che investì anche l’edificio vicino facendo collassare alcune pareti, provocando così il crollo di parte di esso.

All’origine della tragedia, una fuga di gas nell’appartamento di un’anziana che viveva da sola, Luigia Timo, conosciuta come Gina, 79 anni, originaria di Lecce, da tempo residente nella cittadina. Il bilancio dell’esplosione fu tremendo: tre persone morte e una ferita.

Nella deflagrazione persero la vita Arnaldo Bartolini, 74 anni, inizialmente estratto vivo dalle macerie, morì durante un intervento chirurgico al nosocomio di Ascoli; Luigina Timo, l’ultima ad essere estratta dalle macerie, e Maria Napoli, 81 anni, originaria di Vietri sul Mare, investita dall’onda d’urto mentre era seduta sul suo divano. Diana Merlonghi, 72 anni, moglie di Arnaldo Bartolini, subito trasportata all’ospedale Torrette di Ancona per un politrauma facciale ed altre lesioni, fu l’unica sopravvissuta.

Sei giorni prima ( il 7 dicembre 2011) alcuni residenti sentirono odore di gas proveniente dall’abitazione di Luigia Timo, ma 2 funzionari dei servizi sociali, inviati dal sindaco Guido Mastrosani, non avvertirono nulla. Qualche giorno dopo però ci fu l’esplosione e successivamente la Procura di Ascoli aprì un fascicolo per il reato di disastro colposo.

A distanza di 10 mesi dalla tragedia, per Eda Bartolini, figlia di Arnaldo Bartolini, una delle tre vittime dell’esplosione, alla lancinante ferita dovuta alla perdita di suo padre si aggiunge quella provocata dall’inottemperanza alle promesse fatte allora, dalle istituzioni:” nulla ancora è stato fatto di quello che davanti a Dio ed agli uomini era stato promesso” – rivela Eda -. A distanza di 10 mesi,  l’amministrazione comunale non ha mosso una paglia per venire incontro alle necessità della mia rimanente famiglia per ricominciare una vita dignitosa”.

“Nelle delibere di consiglio più di una volta sono stati decretati fantasiosi aiuti materiali e psicologici. Niente di tutto cio’. Si è parlato di costituzione di comitati per la ricostruzione: solo chiacchiere, vuotissime chiacchiere. Nonostante quello che abbiamo subìto, abbiamo dovuto lottare con le mani e con i piedi per l’assegnazione di un alloggio provvisorio”.

“Molti i raggiri politici  nel tentativo di destinare a mia madre un alloggio diverso rispetto a quello che alla fine siamo riuscite  ad ottenere. Volevano consegnarle, infatti, una casa senza nemmeno i  servizi igienici adeguati. Grazie a Dio e all’aiuto di qualche anima buona, siamo almeno riuscite ad ottenere giustizia per l’alloggio”.

Eda Bartolini conserva ancora le lettere da e per l’amministrazione, “per fortuna regolarmente protocollate, e le deliberazioni fatte per il caso specifico. Ora aspettiamo il parere della magistratura che, speriamo, arrivi presto. Non passa giorno che in casa non si pianga, o per nostalgia o per rabbia; nostalgia per la perdita di mio padre che dopo una vita da operaio, piena di sacrifici, ci ha rimesso la pelle; rabbia per  il trattamento ricevuto dai tuoi pari in questa piccola comunità, 2000 persone, dove avremmo dovuto essere trattate meglio. La gente comune, gli amici, ci hanno dato tutto il loro affetto e solidarietà, ma lo stesso non si puo’ dire delle istituzioni. Neanche un centesimo”.

Ma Eda continuerà a lottare: “Se non avessi avuto una casa mia, non so dove mia madre e mia sorella avrebbero dormito sino a maggio scorso, quando si sono trasferite nella casa assegnata. La lotta sarà dura, lo so, ma lotterò sino all’ultima ora della mia vita. Per rendere onore ai miei genitori”.

 

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