ASCOLI PICENO – “Noi siamo rabbia e coraggio: le stesse doti che hanno guidato i padri del cattolicesimo democratico in questo paese. Don Sturzo fuggì, ma non si piegò; De Gasperi fuggì, ma non si piegò; La Pira e Moro, hanno resistito, e così Padre Puglisi: mai arresi”: sono nobili i nomi citati dal consigliere comunale Marco Regnicoli della lista civica L’Alveare al termine dell’intervista per PicenoOggi.it.

Una intervista chiesta proprio prima del “focoso” Consiglio Comunale del 31 ottobre e rivelatasi importante, in conseguenza con quanto avvenuto durante l’assise. Perché tra Regnicoli e il sindaco Castelli sono volate accuse molto forti. Castelli ha accusato L’Alveare di essere un movimento che rischia di istigare alla violenza. C’è da ricordare che proprio con un simpatizzante de L’Alveare Castelli ha avuto qualche problema, ma questa (forse) è un’altra storia.

Alle accuse del sindaco, ad ogni modo, Regnicoli risponde con la citazione con la quale apriamo l’articolo. Perché, ad ogni modo, a Regnicoli abbiamo chiesto cosa rappresenta, nella realtà dei fatti e nelle intenzioni iniziali, L’Alveare nella politica ascolana.

“Nel 2004 affiancammo ufficialmente la candidatura a sindaco di Giorgio Rocchi, mentre nel 2009 abbiamo preferito correre da soli, perché la cosiddetta fusione a freddo tra Margherita e Ds per far nascere il Partito Democratico non ci è sembrata limpida, mentre dall’altra parte siamo da sempre contrari al Partito del Padrone berlusconiano: invece che la persona al centro della loro opera mettono il liberismo sfrenato”, afferma Regnicoli.

Quali sono, dunque, i vostri riferimenti?
“La nostra identità politica deriva dalla vita della comunità cattolica. E nel 2004 abbiamo ottenuto circa duemila voti, pari al 6% dei votanti, e siamo entrati in consiglio io e Lara Caponi. Nel 2009 abbiamo preso qualche voto in meno per la lista, ma le preferenze sulla figura del candidato sindaco, che ero io, sono rimaste su quella cifra”.

Da cosa deriva il nome “L’Alveare”?
“Come le api, riteniamo sia opportuno essere operosi, organizzati, e condividere insieme le idee facendo sistema. Le api, inoltre, sono il simbolo del volo, perché la scienza ancora non riesce a capire come facciano, con le loro piccole ali, a sostenersi. Nulla, dunque, è impossibile”.

E come siete organizzati?
“Tutte le proposte che portiamo in consiglio comunale e tutte quelle abbiamo presentato ai cittadini prima delle elezioni sono frutto di un processo di consultazione e studio collettivo. Al nostro interno abbiamo formato tante commissioni, ad esempio sull’urbanistica, sulla cultura, sul turismo. Anche nell’ultimo consiglio comunale la nostra proposta per il centro di aggregazione di Monticelli è stata concordata, così come la mia votazione finale a favore dell’ordine del giorno della maggioranza. Grazie a questo lavoro di approfondimento collettivo, riesco a saperne spesso più degli assessori”.

In passato grazie al vostro voto il famoso Contratto di Quartiere per Monticelli è stato approvato.
“E ne siamo orgogliosi, perché senza il nostro appoggio la città avrebbe perso 7 milioni di euro di investimenti. Abbiamo votato la variante per via del Platani assieme alla maggioranza. Noi facciamo sempre proposte, e forse a qualcuno dà fastidio una opposizione di questo genere”.

Qualcosa è cambiato dalla giunta Celani a quella Castelli?
“Ascoli è la città delle “tre C”: ai due c’è da aggiungere Ciccanti. All’attuale sindaco riconosciamo un dinamismo diverso, anche se tutte le iniziative prese sono in realtà state raccolte dalla giunta di centrosinistra del sindaco Allevi. Castelli era sempre presente, come segretario provinciale di An, in consiglio comunale, ad ascoltare e vigilare sul suo gruppo, ai tempi di Celani. Poi l’ha sconfessato: Polo universitario, Forte Malatesta, Palazzo Spontini, Auditorium Pennile di Sotto. Allevi aveva deciso di chiudere il centro storico al traffico, gli attuali assessori protestarono, Celani ha bloccato tutto, mentre ora cerchiamo di recuperare il terreno con le piste ciclabili”.

Come dovrebbe essere gestita, secondo voi, la viabilità del centro?
“Tutti questi temi sono stati da noi a lungo studiati. Siamo favorevoli a creare dei varchi elettronici di accesso al centro storico, in modo da recuperare totalmente Piazza Viola, Piazza Ventidio Basso, Piazza Cecco d’Ascoli”.

Eppure il turismo ascolano non è più quello di una decina d’anni fa. Visitatori, anche stranieri, sono abituali e sempre più numerosi.
“Ci affidiamo quasi interamente al passaparola via internet, mentre manca una politica turistica cittadina. Oggi i commercianti del centro gradirebbero le strade libere dalle auto, contrariamente a 15 anni fa, ma abbiamo accumulato tantissimo ritardo. Ascoli ha le potenzialità per un turismo da migliaia di visitatori nei fine settimana, e invece siamo a numeri ancora modesti. C’è una questione culturale da affrontare”.

Cosa intende?
“La città deve fare culturalmente passi avanti, invece abbiamo i ponti levatoi ancora alzati, e anche una parte dei giovani è disillusa: L’Alveare non è scomparso, ma non ha scaldato i cuori di tutti”.

Ascoli soffre la deindustrializzazione e la perdita di centinaia di posti di lavoro.
“Di questo deve rispondere il sindaco: è lui, con Celani, che ha invitato Scajola il quale ha detto che ad Ascoli sarebbe sorta una zona franca per il rilancio dell’economia. E Castelli ha fatto arrivare qui ben 8 ministri: quali sono i risultati? Noi abbiamo lavorato con un piano di rilancio economico che tocchi enogastronomia, cooperative sociali, agricoltori. I terreni di Campo Parignano, di proprietà comunale, potrebbero diventare orti con funzioni economiche e sociali notevoli. Di fronte a questo, Castelli, che aveva promesso la convocazione della Commissione Lavoro dopo la crisi della Manuli del 2009, per convocare un tavolo tra tutti gli enti, fino ad ora non lo ha mai convocato…”

Cosa sarà de L’Alveare in futuro?
“Continueremo le nostre battaglie: siamo uno spazio aperto per una politica nuova. Mettiamo il cuore in quello che facciamo. La situazione politica cittadina è confusa: da una parte Castelli, dall’altra il Pd che però è spaccato in due fazioni. Noi cercheremo di tenere la barra diritta: so che a volte uso un linguaggio duro, ma noi siamo cresciuti nella formazione ecclesiastica e mettiamo rabbia e orgoglio in quel che crediamo”.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 560 volte, 1 oggi)