ASCOLI PICENO – In queste situazioni, o una delle due parti capitola, oppure si sigla un patto d’onore. Almeno per pazientare un poco in attesa di momenti migliori. A giudicare da quel che bolle in pentola, sembra più probabile la prima opzione. Stiamo parlando del “caso” Antonio Canzian, assessore regionale ai Lavori Pubblici e al contempo consigliere comunale di Ascoli: doppio incarico che però lo Statuto del Partito Democratico non contempla (anche se resta sempre la scappatoia della deroga). Ma stiamo parlando anche di una inusuale (sospetta?) forma di “incomunicabilità” tra concittadini e appartenenti allo stesso partito. Nell’era della comunicazione immediata.

E la frattura coi Giovani Democratici, dopo la risposta del capogruppo del Pd in consiglio comunale, Stefano Corradetti, è oramai cosa evidente.

“Del problema del doppio incarico se ne discute già dall’autunno del 2010, pochi mesi dopo il conferimento della carica di assessore in Regione – spiega Francesco Di Vita, segretario cittadino dei Giovani Democratici – E ne abbiamo parlato direttamente con lui, insieme al segretario cittadino del Pd Pizi”.

Incontri che poi si sono protratti, sempre con lo stesso schema, all’inizio della scorsa estate. Secondo i Giovani Democratici, Canzian affermò che della questione se ne sarebbe riparlato a settembre, per arrivare ad una soluzione “indolore”, senza che approdasse alla discussione pubblica: “Non solo sui giornali – spiega Di Vita – ma anche all’interno del partito, all’eccezione di me, di Alessio Ceci, segretario provinciale dei Gd, e Matteo Terrani, segretario regionale: nessuno sapeva che avremmo presentato il ricorso all’assemblea provinciale”.

Proviamo a chiedere: ma non c’è possibilità di una deroga? “Sì, ma la deroga va chiesta. E, leggendo lo Statuto, entro 30 giorni dall’assunzione dell’incarico”. Per sgombrare il campo dalle dietrologie che vedrebbero l’operazione tutta in funzione di Francesco Ameli, il quale subentrerebbe a Canzian in caso di dimissioni al Consiglio Comunale, Di Vita aggiunge: “Quando si volle candidare alla Regione, facemmo presente che rappresentava una risorsa utile per il Consiglio Comunale ascolano, e questa era la soluzione da preferire piuttosto che provare l’avventura alle regionali. Ma, qualche mese dopo, disse a me e ad Alessio Ceci che le sue dimissioni da consigliere comunale sarebbero state fisiologiche”.

Il problema, però, è appunto quello della incomunicabilità: “Noi abbiamo atteso fin troppo” spiega Di Vita, “e addirittura veniamo accusati di essere manovrati. Dalla fine dell’estate non riusciamo a parlare con Canzian, abbiamo telefonato forse 10 o 15 volte senza riuscire a contattarlo. Per questo abbiamo portato la discussione all’Assemblea provinciale. Ci dispiace che questa polemica sia emersa nel periodo delle primarie, ma ci siamo mossi in tempi non sospetti, mentre vediamo che Canzian, che ha condotto le sue campagne elettorali come un innovatore, si sta arroccando sulle sue posizioni, senza voler valutare quali sono le regole statutarie”.

Da parte sua Francesco Ameli, il primo dei non eletti alle Comunali del 2009, ci tiene a precisare “che non si tratta di una iniziativa con un obiettivo ad personam, in quanto il documento presentato è ‘per’ e non ‘contro’. La discussione deve restare sui temi, e non personalizzarsi”.

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