ASCOLI PICENO – La profezia dei Maya è il ritornello di questi ultimi mesi: secondo una ardita ricostruzione, l’antico popolo amerindo avrebbe predetto che il mondo sarebbe finito il 21 dicembre 2012. Prima che tutto ciò si possa avverare, Ascoli ospiterà una mostra intitolata “I miei fratelli Maya“, presso la sala Cola dell’Amatrice. Una semplice casualità, si badi bene. Tralasciando le ironie, l’artista ascolano Arnaldo Marcolini è legato da anni da un “amore a prima vista” rispetto alla civiltà Maya.

Tutto naque da un libro “Segni e simboli Maya” che il noto artista ascolano vide esposto in una libreria cittadina. “Mi hanno subito colpito quei segni e quei simboli” ricorda Marcolini che da allora si è immerso nell’affascinante scoperta di questa antica civiltà mesoamericana tanto che il critico sudamericano Jean Lluis Montanè ha scritto che Marcolini “è il fratello dei Maya perché vive questa civiltà come se fosse sua”.

E’ lontano quel 1956 quando Marcolini mosse i primi passi in campo artistico con Carboni e Bustini presso il palazzetto Longobardo. Poi, negli anni Sessanta il periodo informale seguito qualche anno dopo dai paesaggi astrali fino ai nodi e alla prima delle 32 mostre tenute a Napoli.

Ora, i Maya, che già erano presenti con una ventina di pezzi nell’antologica del 2008, in una mostra, a cura di Stefano Papetti, che fin dal titolo rivela il grande amore di Marcolini per questa civiltà: “I miei fratelli Maya” che verrà inaugurata, presso la sala Cola dell’Amatrice, domenica 11 novembre alle ore 18.00.

 

La rassegna, che resterà aperta fino al 2 dicembre, propone quindici pezzi (alcuni recuperati presso collezionisti) in un suggestivo percorso che ripropone i segni e i simboli Maya nella lettura artistica di Armando Marcolini “uno dei protagonisti – ricorda il sindaco Guido Castelli – del serrato dibattito culturale cittadino e da tanti anni uno degli spiriti più innovativi e desiderosi di sperimentare nuove formule espressive. Ora questo artista è ancora in trincea, pronto a mettersi in gioco, a sondare tecniche nuove e nuovi temi, a dimostrazione che l’impegno continuo ed assiduo nel campo della cultura mantiene giovani il corpo e la mente”.

 

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