ASCOLI PICENO – Alla riscoperta di un prodotto tradizionale del nostro territorio; questo lo scopo del convegno “Vino Cotto del Piceno tra storia, tradizione e innovazione”, organizzato dall’Istituto Tecnico Agrario Celso Ulpiani di Ascoli Piceno nell’ambito della Festa d’Autunno. Il convegno della mattinata ha visto come ospiti il Preside della Facoltà di Agraria di Teramo Dino Mastracola, Massimo Serena presidente associazione Produttori Vino Cotto del Piceno e Benedetto “Titì” Marini, moderatore il professor Leonardo Seghetti.

La parte storica ha visto protagonisti gli alunni Traini, Corsini e Ciuti impegnati nella lettura di tre documenti. Momenti toccanti per Marini, che ha rivissuto alcuni momenti della sua vita da giornalista. Il primo documento ha riguardato la lettera che il Pontefice Paolo VI scrive il 9 ottobre 1944 all’avvocato Ciampini di Ascoli, per ringraziarlo dei cinque bottiglioni di vino cotto inviati alla Santa Sede, in un periodo in cui non era possibile celebrare la S.S. messa per l’assenza di vino. Gli altri documenti,invece, sono tratti da due scrittori che conobbero il vino cotto grazie al viaggio che entrambi, anche se in età diverse, fecero nella città delle cento torri. Mario Soldati nel suo libro “Vino al Vino” racconta di avere un primo impatto assai negativo della città, ma si ricrede quando visita le diverse aziende picene, tra cui anche quella dell’Agraria situata a Marino del Tronto, e conosce un “vino da dessert ottimo, Di un bel color rosso mattone a riflessi di oro cupo, il sapore strano, affumicato e ruvido, dalla sua moderata dolcezza vischiosa e a volte nauseabonda di tanti passiti o marsalati. C’è qualcosa di profondamente rustico e montano, nel vino cotto”. Guido Piovene, nel Saggio “Viaggio in Italia” definisce le Marche l’unica regione d’Italia col nome al plurale, anche per le sue diverse tipologie di paesaggio. “Ascoli è una tra le più belle piccole città d’Italia, e non ne vedo altra che le assomigli. Da queste parti perdura la produzione nelle case di vino cotto, considerato un prodotto d’eccellenza”.

La storia insegna, il vino cotto è un prodotto da scoprire e bisogna valorizzarlo con sinergia da parte di tutti i produttori; “L’associazione Produttori Vino Cotto – afferma il presidente Serena – sta lavorando per cercare di concedere la DOP al vino cotto”. Dino Mastracola, invece, ha esposto ai presenti le nuove acquisizioni tecnologie per la valorizzazione del vino cotto, anche grazie alla collaborazione con Seghetti, volte ad una produzione di alta qualità.

Il vino cotto è ottenuto dalla fermentazione alcolica del mosto cotto, possiede un potere ossidante che permette di mantenere e di consumare al meglio il prodotto – sottolinea Mastracola – è un prodotto tipico radicato al territorio, e perciò deve mantenere la sua nicchia di diffusione”.

Il convegno si è poi trasformato nel pomeriggio in una vera e propria festa; canti e musiche di organetti hanno accompagnato tutti i presenti nell’assaggio di vino cotto, prodotto dalla scuola, e dolci tipici. È stata anche l’occasione per mostrare ai più piccoli, ma non solo, di come fare il “vin cotto”, tradizione che si tramanda di generazione in generazione.

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