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ASCOLI PICENO – Ci siamo: il disagio è tra voi. Quello vero. Non è uno “sciopero” di quelli ai quali si era abituati anni addietro, ovvero una marinata scolastica tra risate e pizzette in piazza. No: questi studenti stanno davvero male. Sono arrabbiati. “Incazzati”, ovviamente, ti sottolineano loro se sei troppo delicato nella domanda. Urlano nel centro di Ascoli la loro rabbia (incazzatura…) contro “chi sta vendendo la scuola pubblica in privata, così come la sanità”. Parlano di club Bilderberg, di sovranità, di democrazia calpestata.

Come sono lontani i tempi di Berlusconi! Eppure è appena un anno fa, giusto giusto, ma il linguaggio, per questi giovani, è completamente mutato. Che vi facciano paura, o invece li capiate, tanto è: mentre tutto il resto della comunicazione nazionale, per non parlare della politica, è rimasto fermo al Ventennio 1992-2011, loro, questi giovani, stanno sul pezzo.

Erano almeno in trecento, probabilmente di più, gli appartenenti al Blocco Studentesco che hanno “bloccato” letteralmente il centro di Ascoli, da Piazza Giacomini a Piazza Simonetti. Compatti, urlanti, di animo rivoltoso, come recitavano i tre striscioni del corteo: “L’Itg Umberto I° tifa rivolta“, “La Generazione perduta tifa rivolta!“, “No al Ddl ex Aprea“.

I cori sono tutti per loro: il presidente del Consiglio Monti, il ministro Profumo, accompagnati da epiteti di ogni tipo. E ancora: “Noi la crisi non la paghiamo“, “Se ci togliete il futuro blocchiamo la città“.

Una studentessa del Liceo Classico, 18 anni, parla con un impeto e una argomentazione che molte persone che hanno il doppio e anche il triplo della sua età, probabilmente, faticherebbero a comprendere: “Il decreto Aprea, nel solco di quello della Gelmini, taglia fondi alla scuola pubblica per creare delle fondazioni private che gestiscano l’istruzione. Questo è inammissibile, è un furto di sovranità nei confronti dei cittadini perché lo Stato deve investire, per prima cosa, nella cultura e nell’istruzione. Tagliano la spesa pubblica per dare i soldi alle banche private, ma sappiamo che questo è un governo che si regge sul Club Bilderberg. Siamo veramente incazzati e la smettano di prenderci in giro, stanno succedendo cose assurde, gente non eletta che sta smantellando lo Stato sociale, che è nostro“.

Davide Assogno, responsabile del Blocco Studentesco ascolano, aggiunge: “Monti sta svendendo l’Italia, a partire dalla scuola, che vogliono diventi un’azienda. Quando poi protestiamo, come due giorni fa a Roma, quando eravamo in duemila a volto scoperto e a mani alzate e nude, siamo stati caricati senza motivo. Noi ci battiamo per il testo unico a livello regionale, in modo da agevolare la compravendita di libri usati, e siamo contrari al decreto Aprea che limiterà la rappresentanza degli studenti negli istituti. Inoltre vogliamo che il dibattito scolastico sia vivo e non controllato dai professori, come sulla storia delle Foibe, mai ben affrontata”.

Ma è la rabbia, però, che sgorga dai cori degli studenti vicini; un ragazzo, col megafono in mano, urla: “Ci hanno chiamato bamboccioni, sfigati, choosy. Ora basta. Io ci credo in questa rivolta“.

Un anziano pensionato osserva gli studenti ai margini di Piazza Simonetti: “Hanno ragione a protestare altrimenti non otterranno mai quello che vogliono. Se non lo fanno loro, chi lo farà?”

Intanto Ascoli nella giornata di sabato – e già a partire dalla serata di venerdì – ospiterà un’altra manifestazione, quella della Rete degli Studenti Medi. Chiediamo ad una studentessa perché siano divisi se, dopo tutto, gli obiettivi sono simili (anche se Blocco Studentesco è notoriamente orientato verso destra e la Rete verso sinistra): “Noi siamo per una protesta pacifica, non ci è piaciuto chi ha Roma aveva caschi e mazze”.

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