Dal n. 939, del 12 novembre 2012, del settimanale Riviera Oggi. In vendita in tutte le edicole

ASCOLI PICENO –  A distanza di un anno e mezzo dal ripristino della centralina di rilevazione di polveri sottili, situata a Campolungo, si torna a parlare di dati. E quelli registrati negli ultimi nove mesi sono nuovamente allarmanti. La centralina in questione ha infatti già totalizzato già ben 28 sforamenti con valori giornalieri che, in alcuni casi, risultano essere molto vicini al doppio di quelli consentiti dalla legge.

Il limite massimo consentito quotidiano è di 50 mg/mc. Dato che, in base ad una normativa nazionale, non può essere superato per più di 35 volte nell’arco di un anno, pena sanzioni europee. Non è la prima volta che la questione viene affrontata dai cittadini di Castel di Lama, alcuni dei quali, riunendosi in passato in un comitato antinquinamento, volevano e vogliono, oggi più che mai, vederci chiaro.

Nel gennaio 2011 le proteste del comitato erano riconducibili al fatto che la centralina di Campolungo aveva rilevato un livello di polveri sottili molto al di sopra di quello consentito dalle normative. Fu spenta per un periodo. Ma in seguito alla forte indignazione della comunità residente – con l’invio di una lettera, da parte di un cittadino, addirittura al Corriere della Sera – fu ripristinata dalla Provincia di Ascoli.

La gestione dell’apparato di rilevazione dati è a carico della Provincia, mentre la sua manutenzione è affidata all’Arpam. Attualmente le centraline sono istallate in punti strategici di alcune zone di Ascoli e provincia: Monticelli, Campo Parignano, San Benedetto del Tronto e Campolungo. Un’altra si trova a Montemonaco. Ed un paio di anni fa, in un piano di riorganizzazione, si era pensato di ridurne il numero con l’eliminazione proprio di quella situata nella zona di Campolungo. Fu la mobilitazione del comitato antinquinamento, forte dell’appoggio di tutta la comunità di Castel di Lama e non solo, ad impedirne la rimozione, con una mozione ufficiale in consiglio provinciale.

I dati che siamo riusciti ad ottenere presentano una situazione ad alto rischio, soprattutto tenendo in considerazione quello che è stato lo scenario pregresso: basta andare a ritroso nel tempo, per scoprire che nel 2011, per un intero anno, il limite massimo consentito per legge è stato superato abbondantemente: ben 43 sforamenti nell’arco di un anno, contro i 35 stabiliti dalla normativa nazionale.

E’ importante sottolineare, infine, che nell’anno 2010 la centralina di Campolungo fu spenta per ben sette mesi, ovvero da maggio a novembre. In quel caso gli organi preposti al controllo ed alla gestione parlarono di malfunzionamenti e di alcuni lavori in corso d’opera in quella zona, che ne avrebbero alterato i dati se fosse rimasta attiva.

Ma in una situazione ad alto rischio inquinamento, come quella in cui versa l’area della zona industriale di Campolungo, è davvero conveniente, per la tutela della salute dei cittadini, disattivare un apparato del genere per un periodo così lungo? E lo si può fare per legge? Questi saranno i quesiti che porremo a chi di dovere, sperando di avere adeguate rassicurazioni in merito.

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