È un viaggio nel mondo nascosto dei popoli italici, il romanzo d’esordio di Nicola Mastronardi, scrittore e giornalista di Agnone (IS), per metà molisano e per metà marsicano (la famiglia materna è di Avezzano, sua nonna andava a scuola con Ignazio Silone).

Si intitola “Viteliú – Il nome della Libertà”, dal termine osco antico ed originario della parola latina “Italia”, in tutte le librerie della penisola già a dicembre. I protagonisti sono appunto gli Italici: i Piceni, i Sanniti, i Marsi, i Peligni, i valorosi dodici popoli dell’Appennino centrale che si unirono per combattere per costruire un’alternativa alla prepotenza romana. Edito da Itaca Edizioni, il Romanzo Storico, che si preannuncia prezioso, si compone di 480 pagine, che nascono da un’intensa documentazione dell’autore accumulata in almeno sette anni di studi, ricerche e sopralluoghi nei vari territori. ù

Tra le valli e i monti dell’Alto Molise, la Marsica, la Conca Peligna, gli splendidi paesaggi abitati dai Piceni, il lettore prova la sensazione di vivere un viaggio nella sua terra e nella sua storia, dal quale si rivela l’origine di una Nazione, l’essenza dell’identità scomparsa nei secoli. Si svela la Prima Italia.

“Viteliú – Il nome della Libertà”

La Trama

Un incubo proveniente dal passato spinge un vecchio cieco a riprendere in mano il proprio destino e quello di suo nipote salvato dalle stragi dei sicari di Silla. Sulla sua anima di capo supremo, il peso della distruzione del suo popolo martoriato, di cui tenterà di riscattare almeno la memoria. Così, accompagnato dal nipote ritrovato nei meandri di Roma, intraprenderà un viaggio, che diventa un percorso emotivo e di riscoperta di una identità che rischiava di essere perduta, attraverso i luoghi che videro la battaglia di Sentino, la rivolta di Ascoli contro Roma, verso l’Alto Sannio. Solcheranno insieme il territorio, la valle e il Fucinus Lacus, che si estendono intorno ai monti Velino e Sirente.

Attraverseranno Lucus Angitiae, l’ attuale Luco dei Marsi, Marruvium, oggi S. Benedetto dei Marsi, Cocullo, Sulmona, e poi l’altopiano delle Cinque Miglia fino alla valle del Sangro. Incontreranno le vette della Montagna Madre, la Majella e la sua affascinante leggenda, i riti orgiastici e fecondi di Maja, la dea della primavera e l’Herekles, il “valente soldato, il Luparo, uno dei primi tra i Marsi”, e Quinto Poppedio Silone, indomito condottiero, uno dei due comandanti in capo agli Italici nella Guerra Sociale contro la potenza romana. Fino alle tre rocce dell’Alto Sannio, la parte più settentrionale del Molise, dove si insediò la comunità genetica dei Vitelios (in osco, i figli del toro).

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