ASCOLI PICENO – Quando sai di dover incontrare un rapper, inizi a sudare freddo. Immagini della tv ti assalgono: il tatuaggio tremendo sulla gola di J-AX, la faccia stravolta di Fabri Fibra, quella poco raccomandabile di Marracash, i quintali in libertà di Jake La Furia, che tutto sommato è quello che ti fa sentire più tranquilla. “Io devo fare delle domande ad uno di questi? Ho paura che mi picchi, se qualcosa non gli va a genio!” – Poi mi sono ritrovata davanti Kenzie Kenzei, al secolo Riccardo Pulcini, un venticinquenne dalla faccia pulita, pacato ma determinato. Con le rime Kenzie esprime se stesso e, se qualcosa non gli va giù, queste diventano lame come in “Picchia“. Oltre a conoscere a mena dito le tecniche del freestyle, Kenzie ha una voce fresca, cristallina e arrabbiata quanto basta. Un ragazzo semplice dall’identità artistica ben precisa, perciò tenetelo d’occhio, perché molto presto ne sentirete parlare ancora.

 

Kenzie come è nata la tua passione per la musica?

Fino a qualche anno fa i miei avevano un negozio di dischi in centro, Musica Inn, quindi sia lì che a casa sono sempre stato immerso nel mondo della musica. Quando ho iniziato a frequentare una scuola di musica, dove ho imparato a suonare il basso, ho avuto il primo contatto reale con le note e con la tecnica.

 

Dal basso al rap, come mai questa svolta?

Mio fratello mi faceva ascoltare cassette di musica hip hop, è così che è iniziato a piacermi. Poi, a 16 anni, insieme ad altri due amici abbiamo iniziato a scrivere testi e fare freestyle, sui quali mi sono concentrato nei primi anni. Successivamente i miei amici hanno mollato per prendere strade diverse, io invece ho deciso di continuare.

 

Hai partecipato poi a dei contest…

Sì, prima al Tecniche Perfette, una gara nazionale di freestyle creata da Mastafive, che rappresenta il primo vero e proprio circuito di hip hop italiano. Sono arrivato due volte in finale prima di vincere il titolo nell’edizione 2010.

 

L’opportunità di partecipare ad MTV come arriva?

Pochi mesi dopo la vittoria al Tecniche Perfette, si vociferava che su MTV sarebbe andato in onda un programma sui battle di freestyle. Lo show, MTV Spit, condotto da Marracash, ha poi preso  tutti quelli che sono passati per Tecniche Perfette, vincitori e semplici partecipanti che si erano distinti in modo particolare. Eravamo 12 partecipanti e in giuria c’erano Mastafive, J-Ax e Niccolò Agliardi, nomi di un certo livello nel settore dell’hip hop e delle musica in generale, che hanno garantito la qualità della gara. In ogni puntata poi c’era un giudice d’onore come Morgan, Jake La Furia dei Club Dogo e Materazzi.

 

Tu come ti sei piazzato?

Sono entrato alla seconda puntata e uscito alla quarta.

 

Dopo MTV Spit hai avuto altre chances?

Subito dopo lo show, tutti i partecipanti hanno realizzato un freestyle inedito che è finito nell’MTV Spit MixTape. Sul mio pezzo poi ho realizzato un video girato a Monticelli. Poi  quest’anno ho firmato  un contratto con la BM Records, etichetta torinese di Mastafive, e all’inizio del 2013 uscirà il mio primo album ufficiale, che sto finendo di incidere. Ci saranno una decina di pezzi su argomenti vari e l’obiettivo che mi pongo in questa nuova avventura è quello di far concentrare il pubblico più sulle canzoni  che sul freestyle.

 

Mi parli di cosa succede durante il tuo processo creativo? Cosa realizzi i tesi, le basi o tutte e due?

Per le basi ho amici e collaboratori di fiducia a cui mi rivolgo. Io mi occupo dei testi. Quando inizio a scrivere non mi pongo dei paletti, innanzitutto scelgo la base a seconda del mio umore, la ascolto e la riascolto per cercare di capire cosa vuole comunicarmi.  Alla fine cerco di tradurre in parole quello che la base esprime attraverso le note.

 

Come si inserisce il rap nella tua realtà quotidiana ad Ascoli?

Beh io ho una vita normale: lavoro, studio e la mia passione è il rap. Proprio attraverso le rime riesco a dare voce ai miei pensieri e non solo, anche a quelli di amici e persone che mi stanno intorno. Raccolgo tutto quello che ascolto e lo trasformo in rima.

 

Rispetto ad altri tuoi coetanei che hanno sentito il bisogno di lasciare Ascoli per realizzarsi, tu come sei riuscito a costruire il tuo universo nel mondo della musica a livello nazionale?

Anche io sono andato fuori, sono stato a Perugia per 3 anni e poi sono tornato qua. Sono legato ad Ascoli e  cerco sempre di portare avanti la mia città, perché il senso di appartenenza è importante. C’è da dire però che quando fai rap lo fai anche per denunciare qualcosa che non ti sta bene. Dico spesso che l’ultima arma che c’è rimasta oggi è la parola, e il rap è il mio modo di criticare quello che non va nella mia città, se è necessario.

 

Ci sono delle canzoni in particolare in cui sei critico nei confronti della tua città?

“Chi” ad esempio, che ho realizzato nel 2011 dopo Tecniche Perfette, pur non essendo una critica diretta alla mia città, sarebbe potuta venire così solo ad uno che vive una realtà provinciale come la mia. Il significato ironico del pezzo è semplice: tutti raccontano di aver fatto chissachè, cercando di emergere dalla massa, ma così tutti finiscono per seguire un comportamento anticonformista, raggiungendo il colmo. Scherzandoci su, io che non mi sento diverso da nessuno, ho voluto dire che tutti abbiamo fatto più o meno le stesse cose.

 

Sulla polemica che ha toccato i “writers” e i “taggers”, come li classifica il sindaco, che mi dici?

Senza riaprire il discorso, posso dire che nel 2008 ho partecipato ad un evento promosso da Ascoli Da Vivere, per sensibilizzare i cittadini contro chi imbratta i nostri bellissimi monumenti. Insieme a Petò dei Nerkias e a El Domino ci siamo esibiti in Piazza del Popolo cantando “I’m Ascoli”, con la quale abbiamo voluto comunicare il fastidio che può generare qualsiasi scritta fatta su edifici antichi, sculture e simili. Personalmente sostengo i “writers”, la cui arte nasce come protesta contro la pubblicità che spesso si espande ovunque. Il mio dissenso invece lo esprimo contro quelli che non hanno rispetto per cose costruite prima che arrivassimo noi, scrivendoci sopra frasi a sfondo politico o dichiarazioni d’amore.

 

Non so se sei al corrente di un certo discorso sulla ripresa del centro storico, che passa anche attraverso l’organizzazione di serate universitarie in alcuni bar…Tu che ne pensi?

Ascoli fa provincia, ma in realtà la mentalità è ancora quella di un paesotto. Ho notato nel corso degli ultimi 4 o 5 anni che a livello di presenze universitarie qualcosa è cambiato in meglio, che ci sono più studenti fuori sede in città. Vedere facce nuove è un bene e una risorsa su cui si dovrebbe puntare.  Ora è normale che, dopo una settimana sui libri, i ragazzi sentano la necessità di rilassarsi e divertirsi, ma se la mentalità non cambia, per andare ad una festa la gente sarà sempre costretta a spostarsi verso la riviera. Io ad esempio per fare una serata ad Ascoli non sai quanto devo combattere. Le persone che vivono in questa città si lamentano sempre perché non c’è mai nulla da fare, però nessuno lavora sulle risorse che fortunatamente arrivano sul territorio. Bisogna capire che se vogliamo mantenere l’Università, che non concerne solo lo studio in biblioteca, dobbiamo dare anche la festa al bar del centro. Alla fine si tratta del week end o di una serata a settimana!

Contenuti audio e video sono disponibili su www.kenziekenzei.it

Grazie a Kenzie Kenzei

 

 

 

 

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