ASCOLI PICENO –  “Dopo la tragedia, io e il giovane che l’ha investita ci siamo trovati a non più di 10 metri l’uno dall’altro, e non ho avuto la forza di dirgli nulla. Non cerco vendetta, perché nessuno potrà mai restituirmi mia figlia”. Queste le struggenti dichiarazioni di Marco Fabiani, padre della piccola Monica, strappata alla vita a soli 13 anni da un gravissimo incidente che, certamente, si poteva evitare.

Monica Fabiani stava tornando a casa, ieri sera alle 19:45, dopo essere stata, con il padre, ad un colloquio con gli insegnanti della scuola media che frequentava ad Ascoli. La fermata dell’autobus si trova dall’altra parte della strada, ad un centinaio di metri da casa sua, nella frazione ascolana di Giustimana. Scende dall’autobus e percorre qualche metro fino a quel bivio della Salaria maledetto, già da tempo sotto accusa da molti residenti per la sua scarsa luminosità e per il fatto che viene percorso da molti automobilisti a velocità folle. La vita della piccola Monica si è spezzata poco dopo: un’auto, guidata da un giovane ventenne di Mozzano, D.A., non vedendola, la travolge facendola balzare a 50 metri dal luogo dell’impatto. Una tragedia indescrivibile.

“Era una bambina come tutte le altre. Siamo usciti dalla scuola, continua il padre, entrambe molto felici, perché gli insegnanti erano davvero soddisfatti della sua condotta scolastica. Faccio ancora fatica credere che dopo solo un’ora è morta in questo modo. Era la più piccola dei miei 5 figli”.  Anche la madre, Mirella, devastata dal dolore, è stata sempre vigile ed attenta nei confronti dei suoi 5 figli. Ogni sera, raccontano alcuni conoscenti, si affacciava dal balcone, che sporge proprio sulla strada, a causa delle insidie che si celano dietro a quel maledetto bivio. Ma quella sera, per uno strano gioco del destino, non era lì.

Una famiglia normale, come ce ne sono tante, che, però, 5 anni fa venne travolta da una bufera mediatica. Fu proprio Marco Fabiani, infatti, a decidere di ospitare, nella sua casa di San Benedetto del Tronto, Marco Ahmetovich, il rom che uccise quattro giovani di Appignano del Tronto, investendoli mentre era ubriaco alla guida del suo furgone. Condannato a 6 anni di reclusione, Ahmetovich ottenne gli arresti domiciliari, trascorsi per un breve periodo nella casa di Fabiani. Si fece fotografare sul terrazzo, e le polemiche cominciarono quando annunciò, attraverso lo stesso Fabiani e Alessio Sundas, fotografo molto controverso, di voler lanciare una linea di abbigliamento e di cosmesi. “Il mio fu un gesto di generosità”, conclude Fabiani, che fu aspramente criticato dai familiari delle vittime di Appignano.

Non sono ancora chiare le dinamiche dell’accaduto, ma è certo che il giovane investitore, che percorreva la strada in direzione Ascoli, per un motivo non ancora chiarito, abbia percorso un breve tratto in contromano per immettersi velocemente  sulla vecchia Salaria, evitando così metri in più per raggiungere l’uscita consigliata. Una triste consuetudine che, a quanto sembra, in quel tratto di strada, accomuna molti automobilisti. Le tracce della frenata della Fiat Uno, condotta da A.D, sono state rinvenute a quasi 400 metri dall’impatto, e la Polizia Stradale ha eseguito tutti i rilievi del caso, ascoltando alcuni testimoni. In particolare, una coppia di Roma che ha assistito alla tragedia.

Ma le indagini proseguono a tutto campo, ed oggi, 27 novembre, c’è stata la ricognizione cadaverica sul corpo della povera Monica, effettuata dal perito medico-legale, Claudio Cacaci, che nella fase preliminare ha stabilito che la vittima è stata colpita sul fianco destro e che la morte è stata istantanea. “Gli esiti”, dice l’avvocato della famiglia Fabiani, Felice Franchi, “saranno depositati presso l’ufficio del Procuratore, Cinzia Piccioni. Verificate le cause del decesso si potrà percorrere un iter processuale ben preciso, finalizzato a stabilire cause e responsabilità”.

 

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