ASCOLI PICENO – Altissimo il numero di presenze per riapertura del Museo Archeologico di Piazza Arring, dove saranno ospitati 500 reperti storici: la stanza non riesce a contenere tutti ed é grande la soddisfazione della dottoressa Lorenza Mochi Onori, direttore Regionale Beni Culturali e Paesaggistici delle Marche: “È stato un gran lavoro portato a termine grazie alla coesione di tutti: questa collezione è frutto di una convenzione con il Comune di Ascoli Piceno ed oltre al grande lavoro di restaurazione e catalogazione, portato avanti magnificamente dagli archeologi negli ultimi 30 anni, dimostra quanto sia necessario creare sinergie affinché questa rete di musei diventi il centro della città”.

Il sindaco Guido Castelli ​invece sottolinea che “a nome della cittadinanza esprimo il ringraziamento e lodi per il lavoro svolto, nel ricordo di una figura come quella di Giuliano De Marinis (soprintendente ai Beni Archeologici della Regione Marche scomparso la scorsa estate, ndA), una persona davvero brillante. Anche per questo è stato un piacere sostenere questo grande evento: stipuleremo il prima possibile una convenzione per valorizzarlo sul territorio raccogliendo le risorse per realizzare queste sinergie, rendendo così Ascoli Piceno una città di musei. Di nuovo, la comunità esprime ringraziamento agli artefici di questo lavoro”.

Arriva il turno del dottor Maurizio Landolfi, soprintendente per i Beni Archeologici delle Marche: “Vedere così tanti presenti è una grande gratificazione, oggi è una giornata importante, la conclusione di un itinerario iniziato più di 30 anni fa. Cominciò nel 1981 grazie ad un accordo con Seghetti, grande appassionato di memorie storiche, che riunì società ed enti locali per dare valore alla cultura, pietra fondante della nostra identità. Affidiamo al Comune e alla popolazione il compito di tenere vivo tutto ciò”.

Al lavoro fino all’ultimo per gli ultimi dettagli, il direttore del museo e responsabile dell’allestimento scientifico, Nora Lucentini, ha aggiunto: “La cultura è comunicazione, e questo è un museo che comunica. L’idea è quella di far capire: noi scaviamo e ricostruiamo un piccolo reperto ma la storia si fa sommando tanti piccoli reperto, e alla fine di questo studio si riescono a trarre conclusioni. A causa della Seconda Guerra Mondiale il Museo Archeologico di Ancona venne colpito, in particolare l’ala picena, molti reperti andarono distrutti o rovinati. C’è stato un lavoro di recupero e catalogazione eccezionale che, insieme ai ritrovamenti nelle tombe a Cupra e Belmonte e agli scavi più recenti di Montedinove e Colli del Tronto, ci ha permesso di arrivare a possedere circa 15 mila reperti. Da oggi Ascoli Piceno è una punta di diamante dell’archeologia”.

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