ASCOLI PICENO – La terra trema ad Ascoli Piceno e, come già per altri eventi sismici, non si può non tornare a parlare di Giampaolo Giuliani e di quelle anomalie del gas radon registrate cinque giorni fa dai suoi rilevatori posizionati in provincia dell’Aquila.

Sul sito della Fondazione Giuliani, in un post del 30 novembre si legge che “persiste una evoluzione anomala osservata dalle tre stazioni radon in Abruzzo. L’anomalia riguarda comunque un territorio fuori della rete monitorata, dove è possibile il rilascio di eventi sensibili nelle prossime 24/56 ore. Il “rate” osservato nelle ultime ore si attesta su un valore pari a 2800-3000 counts sopra la soglia. Per quanto riguarda il bacino aquilano, nelle prossime 24 ore, possibili eventi strumentali mentre per un raggio da L’Aquila da 30 a 80 km possibili eventi udibili in zone urbanizzate”.

Il radon è un gas che rimane intrappolato nelle rocce, fino a quando all’avvicinarsi di un terremoto, si libera nell’atmosfera dalla crosta terrestre attraverso le microfratture che si formano prima di un sisma. Un fenomeno che la scienza ufficiale non riconosce come prova certa del manifestarsi di un evento sismico (ancora ritenuto non prevedibile in alcun modo), ma che Giuliani, ex tecnico dell’Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, sta studiando da dodici anni attraverso rivelatori di gas radon appositamente realizzati, e che, in più di una occasione, lo ha portato ad elaborare dati interessanti e ad effettuare previsioni non scevre da polemiche, come nel caso eclatante del terremoto all’Aquila nel 2009 o, più recentemente, con il sisma in Emilia.

Tre gli strumenti dislocati a Coppito, Fagnano e Magliano, in provincia dell’Aquila (un quarto rivelatore è attualmente in California nella località di Orange, nei pressi di Los Angeles, per studi avviati in collaborazione con la Chapman University). Gli apparecchi rilevano le emissioni di gas radon e, attraverso un sistema di triangolazioni, si riuscirebbe a prevedere nel raggio di 40 chilometri il manifestarsi di fenomeni sismici, con un anticipo di 6-24 ore, calcolandone anche l’intensità e l’epicentro. Al di fuori di questo raggio d’azione però (che copre al momento solo il territorio aquilano) , le rilevazioni diventano più generiche.

“I rilevatori registrano anomalie di radon nel raggio di 5-600 chilometri – ci ha spiegato al telefono Leonardo Nicolì, direttore della Fondazione Giuliani – ma non ci permettono di conoscere con esattezza dove si verificherà il sisma e l’intensità”. Per anomalia, si intende una registrazione diversa di radon da quella solita indicata dai grafici, e si manifesta con un aumento del gas, o anche con una netta diminuzione.

Due i terremoti di forte intensità verificatisi oggi 5 dicembre: ad Ascoli alle ore 2,18 con magnitudo 4 e a Sannio (Benevento) alle 5,20 con magnitudo 3.2. “Dopo queste due scosse principali – ha aggiunto Nicolì – l’anomalia del radon che abbiamo cominciato a registrare lunedì scorso, si è quasi conclusa”. I valori sono dunque drasticamente scesi, ma è difficile per ora dire se, dopo stanotte, nell’ascolano si verificheranno altri fenomeni sismici. “L’andamento del grafico non è normale, presenta ancora leggere anomalie, e non è escluso che il radon possa cominciare nuovamente a salire nelle prossime ore”. Tuttavia non è detto che una nuova concentrazione di gas, visto l’ampio raggio che le  rilevazioni vanno a coprire sul territorio, debba necessariamente riferirsi ad ulteriori eventi sismici nel Piceno.

In base ai dati riferiti dalla Fondazione Giuliani, dal primo gennaio 2012 ad oggi, in un raggio di 10 km dal Comune di Offida (epicentro della scossa del 5 dicembre) sono complessivamente 28 i terremoti registrati, con 12 eventi maggiori compresi tra magnitudo 2 e 2,5 della scala Richter.

Dal primo gennaio 2009 i terremoti sono stati invece complessivamente 84, con 24 scosse tra 2.0 e 2.5. Solo in due occasioni si è superata magnitudo 3.0, il 6 settembre 2011 e il 30 ottobre 2011. Il terremoto della notte scorsa è il più forte registrato negli ultimi anni, e per effetto della sua profondità (28 chilometri) è stato avvertito in una vasta area delle Marche, Abruzzo, Lazio. “Al momento – conclude Nicolì – non sono state registrate altre scosse nemmeno minori nella zona dove, in passato, si sono già verificati eventi sporadici senza repliche importanti”.

 

 

 

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 2.380 volte, 1 oggi)