ROMA – Il 17 dicembre bisognerà pagare la seconda rata dell’Imu. Questa mattina, alle 10:10, Guido Castelli in collegamento dalla sede Rai di Ancona, ha parlato proprio della controversa tassa intervenendo a “Tg2 Insieme”, programma di approfondimento condotto da Maria Concetta Mattei. In studio anche Catia Pettinari, del Caf Uil, Gerardo Longobardi, presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Roma, Angelo de Nicola, vicepresidente dell’Unione Piccoli Proprietari.

Il sindaco di Ascoli, in qualità di responsabile Finanze dell’Anci, alla domanda della conduttrice relativa alla effettiva capacità delle famiglie italiane di pagare l’Imposta Municipale Unica sulle loro case, risponde: “Si tratta di una tassa concepita male e sviluppata anche peggio. Dei 22 miliardi di gettito totali, i comuni vedono poco, questo perché alla vecchia Ici sono stati aggiunti 10 miliardi di pertinenza statale. Insomma se dovessimo ricercare un modello corrispondente all’Imu all’interno di un manuale di scienza delle finanze, ci accorgeremmo che è il paradigma di come una tassa non dovrebbe essere concepita” afferma il sindaco.

“Questa è la storia terribile del 2012” sottolinea Castelli, al quale si oppone Angelo de Nicola, vicepresidente dell’UPP, facendogli notare che il raddoppio delle aliquote, avvenuto in occasione del conguaglio, è stata opera dei comuni e non dello Stato. Il primo cittadino di Ascoli ha dato ragione a de Nicola, poi ha proseguito affermando che: “Per salvare i conti dello Stato, ci siamo ritrovati a dover sostenere una patrimoniale, che a fine novembre 2011 ci ha fatto uscire momentaneamente dalla crisi”. Il sindaco prosegue parlando di “modulazioni un po’ creative sulle aliquote da parte dei comuni”, ma è pur vero che allo stato attuale l’unico guadagno effettivo dei comuni sarà lo scarto fra la precedente aliquota ordinaria (7.60 per mille) e la nuova, nel caso di Ascoli 9.60 per mille, perché i ¾ dell’Imu saranno appannaggio dell’erario.

Parole dure, pronunciate con fare posato, che continuano dipingendo “i comuni come limoni, nella stessa condizione dei cittadini”. “Sono passati i tempi in cui i sindaci dissipavano le risorse. Inoltre la nostra posizione è diversa da quella delle istituzioni statali: noi guardiamo in faccia il cittadino tutti i giorni”aggiunge Castelli, che continua snocciolando un dato importante: “Sui 104 comuni dell’Anci, il mio è il novantanovesimo in fatto di aliquote.”

In effetti gli ascolani possono contare su un’aliquota minima sulla prima casa pari al 4,00 per mille, con agevolazioni fino a 250 euro (detrazione prima abitazione e presenza figli fino a 26 anni). L’aliquota ordinaria invece si attesta sul 9,60 per mille, inferiore dello 0.3% rispetto a quella di Macerata e dell’ 1% rispetto a quella di San Bendetto del Tronto. Nei paesi limitrofi, la situazione è differente. Ad Appignano del Tronto per esempio, sebbene l’aliquota ordinaria sia del 9,60 per mille, quella sulla prima casa è del 6,00; a Castel di Lama, dove i cittadini sono ancora in attesa di una delibera chiara, le aliquote dovrebbero assestarsi sul 4,00 e sul 9,00 per mille.

I dati, presi dal sito dell’Ifel (http://www.fondazioneifel.it/Delibere-e-regolamenti-IMU/), dimostrano lo sforzo economico che le famiglie del Piceno dovranno affrontare non solo per pagare la tassa sulla prima casa, ma su un’eventuale seconda casa. Ormai non si sogna più di ereditare un’abitazione al mare o una da affittare, di conseguenza l’edilizia, volano dell’economia italiana per 50 anni, è bloccata come gli investimenti.

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