ASCOLI PICENO – Sonorità etniche e jazz nella musica di Rossana Casale, in televisione nei programmi musicali Operazione Trionfo (Italia Uno), e X-Factor (Rai Due), accanto a Mara Maionchi come “allenatrice vocale”. Inizialmente corista per Riccardo Cocciante, Mina, Mia Martini e Loredana Bertè, partecipa diverse volte al Festival di Sanremo, arrivando terza nel 1993 con Gli amori diversi, in coppia con Grazia Di Michele. Rosanna Casale è stata ad Ascoli sabato 15 e domenica 16 dicembre per uno stage presso la scuola di musica “Le Arti”

Per un cantante è più importante avere un’adeguata preparazione o riuscire ad arrivare al pubblico?

Il sogno di ogni cantante è riuscire a vivere e sostenersi economicamente con la musica, specialmente in questo difficile momento economico in cui l’arte è stata messa da parte, e per far questo è necessario studiare, vivere dentro la musica e fare tanti sacrifici. È chiaro che ogni cantante ha bisogno di un orecchio che lo ascolti, in generale ogni artista ha bisogno di un pubblico al quale rivolgersi e quando c’è è bellissimo ma questo non deve essere il primo scopo.

La sua è una musica molto raffinata, ricercata nei testi e nei contenuti. Pensa possa arrivare anche al grande pubblico?

Non voglio arrivare a tutti quanti, non ho mai voluto nel senso che non c’ho pensato: ho fatto semplicemente ciò che sentivo di fare, che ho sempre voluto fare, che mi faceva stare bene fare. Quella di arrivare a tutti è una scelta precisa di chi, attraverso brani orecchiabili, mira a toccare i cuori e le orecchie più semplici, avendo il grande compito di accompagnare la vita di tutte quelle persone che hanno da fare, che corrono continuamente o che sono prese dal lavoro, perché la musica, e l’arte in se stessa, non deve essere necessariamente un’aggiunta al proprio sapere. Per me la musica è sempre stata una necessità personale di approfondimento, di ricerca; sapevo già dall’inizio che non avrei mai incontrato tutto il pubblico per cui la mia è stata una scelta consapevole ma senza snobismi.

Molti artisti emergenti oggi provengono dai talent show in cui tanto conta riuscire a “bucare lo schermo”. Così la musica non rischia di diventare solo spettacolo?

Prima o poi speriamo che finisca tutta questa spettacolarizzazione del canto. Si è partiti volendo dire al pubblico che per fare questo mestiere, per fare arte in generale, bisogna studiare e poi invece si è arrivati ad altro. Certo bisogna distinguere tra programmi che puntano sulla persona, sulle sue emozioni, sul lato umano e programmi che si concentrano di più sulla crescita musicale, ma alla fine fanno parte tutti della televisione. Spero tutto ciò abbia un termine perché ormai qualsiasi cosa è diventata “talent”, dall’arte, alla cucina, alla moda, alla musica, al ballo.

Come mai allora ha deciso di partecipare come vocal coach ai programmi Operazione Trionfo e X Factor?

Dell’ Accademia di Operazione Trionfo sono stata direttrice e in X Factor ho partecipato come assistente di Mara Maionchi per cui l’ho aiutata a proteggere questi ragazzi, a cercare di indirizzarli verso una strada musicale che avesse una chiarezza ed un senso; un coach nel caso di X Factor aiuta i cantanti a capire chi sono e qual è il loro indirizzo. Il lavoro che sia fa dietro le quinte di ogni talent è una lavoro molto serio.

Proteggerli da cosa?

Proteggerli dal farsi distruggere la voce, dal farli mangiare dai critici e dal pubblico. È questo il compito del coach.

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