ASCOLI PICENO – Associazione a delinquere, utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, emissione di fatture per operazioni inesistenti e occultamento, e distruzione di scritture contabili. Questi i reati, di natura finanziaria ed economica, per cui sono state denunciate ben sette persone: O.F., 38 anni, residente a Spoltore; P.M., 42 anni, di Vicenza; G.A., 38 anni, di Carmigliano del Brenta; D.M.O., 51 anni, di Pescara; P.M., 52 anni, di Parma, domiciliato in Portogallo; S.O., 38 anni, di Catania; B.S., 24 anni, ungherese.

La complessa attività di polizia economica e finanziaria è stata avviata a seguito di una mirata attività d’intelligence che ha consentito al Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ascoli Piceno di pianificare, nel dettaglio, una serie di interventi operativi, materialmente attuati dalla Brigata di Porto San Giorgio (FM), che, in breve tempo, hanno determinato la raccolta di elementi comprovanti una consistente frode fiscale, attuata negli ambiti delle note “frodi carosello”.

Le attenzioni investigative sono state, infatti, rivolte verso una società di capitali “unipersonale”, caratterizzata da un’elevata percentuale di acquisti di prodotti elettronici, che, per diversi anni, hanno interessato due sole imprese, una di queste in fallimento. L’attività, operativa nonostante mancassero le strutture organizzative per tale scopo, è risultata priva di documentazione amministrativo-contabile obbligatoria.

I due fornitori, anch’essi costituiti attraverso società di capitali, relativamente all’attività esercitata di “commercio all’ingrosso di prodotti informatici”, sono risultati aver assunto il ruolo di missing trader. Cedevano, infatti, i prodotti elettronici solo “cartolarmente”, interponendosi, in modo fittizio, tra il cedente comunitario e la società “unipersonale” di Porto Sant’Elpidio,  nel frattempo interessata da una verifica fiscale avviata dalle stesse Fiamme Gialle di Porto San Giorgio.

La ditta, con sede in territorio ungherese, aveva assunto la veste di “stabilizzatore nazionale”  (buffer) e, quindi, ceduto fittiziamente i medesimi beni (acquistati dal “missing trader”) agli effettivi acquirenti nazionali (broker), permettendo a quest’ultimi, mediante l’emissione di fatture false, di disporre sia di un indebito consistente credito Iva, sia di prodotti, compresi gli smartphone di ultima generazione, da immettere sul mercato a prezzi sensibilmente inferiori a quelli normalmente praticati dagli operatori legali.

Le Fiamme Gialle di Porto San Giorgio hanno così segnalato all’Agenzia delle Entrate, per la conseguenti azioni di recupero, elementi positivi di reddito non dichiarati per 32 milioni di euro, elementi negativi di reddito non deducibili per 27 milioni di euro e violazioni all’IVA per 23,6 milioni di euro, consentendo, peraltro, anche l’assoggettamento a tassazione, ai fini dell’I.R.A.P., di una massa impositiva quantificata in 59 milioni di euro.

Evidenze tutte constatate nell’ambito di un già riscontrato articolato giro di fatture riferite ad operazioni inesistenti – sia emesse, sia utilizzate – che ha superato i 116 milioni di euro e che, per altra parte, è stato già ulteriormente quantificato in altri  146 milioni di euro ad opera di “nuovi” 25 soggetti economici, anch’essi fornitori, “sulla carta”, della società di Porto Sant’Elpidio (Fm). Essi erano ubicati nei comprensori di Bolzano, Pordenone, Vicenza, Treviso, Verona, Padova, Torino, Alessandria, Milano, Lodi, Modena, Roma, Teramo, Napoli e Bari, già segnalati ai Reparti del Corpo territorialmente competenti per l’avvio degli accertamenti penali e amministrativi di circostanza.

“Si sta chiudendo un anno alquanto significativo per il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ascoli Piceno – recita la nota inviata dalle Fiamme Gialle ascolane –  che, in particolare, prima, con l’operazione Night and day del Nucleo di Polizia Tributaria di Ascoli Piceno e, oggi, con l’operazione Best price della Brigata di Porto San Giorgio, attraverso attività tipiche e alquanto impegnative, alcune delle quali ancora in corso, ha superato ogni  record connesso alla scoperta delle fatture per operazioni inesistenti emesse e/o annotate – che, per i loro effetti di natura finanziaria altamente lesivi, costituiscono uno dei principali pericoli per la stabilità dell’Erario – che supera, infatti, i 500 milioni di euro”.

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