OFFIDA – Abbiamo ascoltato l’offidano e deputato Luciano Agostini, grande favorito nella corsa ad un posto di prestigio delle lista del partito di Bersani anche se Margherita Sorge rischia di essere per lui un cliente scomodo secondo alcune nostre elementari previsioni.
Onorevole Agostini come sta vivendo l’ennesima competizione elettorale, un po’ diversa per lei dopo l’applicazione alla “lettera” del “porcellum” delle precedenti elezioni?
“Più che di una competizione, parlerei di un confronto. Il Partito Democratico è l’unico Partito in Italia che sta cercando seriamente di aggirare il deficit di democrazia creato dalla legge elettorale, il “Porcellum”, che Berlusconi non solo ha sostenuto durante il suo governo ma che si è anche rifiutato di cambiare durante gli ultimi mesi del governo Monti. Il sistema delle liste bloccate, infatti, impedisce ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. Il confronto tra i diversi candidati del Pd mira proprio a questo: a far sì che coloro che hanno partecipato alle scorse primarie e gli iscritti, chi quindi ha più a cuore le sorti di questo partito, possano scegliere chi votare alle prossime elezioni”.
Quali sono i progetti che intende portare a termine se otterrà la vittoria nelle primarie prima e alle elezioni poi. Specialmente per il poi, lei ci crede?
“Se dovessi vincere il confronto delle primarie e poi il Centrosinistra dovesse ottenere la maggioranza in Parlamento, cercherò, come logico che sia, di occuparmi in primo luogo del problema più drammatico del nostro territorio: la mancanza di lavoro. Dobbiamo infatti sostenere le piccole e medie imprese artigiane e commerciali che devono tornare a essere il traino dell’economia della nostra provincia. Se Bersani sarà eletto Presidente del Consiglio chiederò che nei primi cento giorni del nuovo governo venga ripreso il Protocollo d’Intesa sulla crisi di Ascoli e della Vallata del Tronto firmato, proprio con Bersani ministro, nel 2007 e che venga trasformato in accordo di programma. Questo Protocollo infatti prevede una serie di misure a contrasto della gravosa crisi che da tempo ha colpito la nostra provincia. Non si può poi dimenticare il capitolo legato alle infrastrutture: è necessario concludere la Mezzina, e l’ammodernamento della Salaria, effettuare l’arretramento della terza corsia lungo la tratta Pedaso–San Benedetto della A14 nonché riprendere l’idea della tratta ferroviaria Ascoli–Roma”.
Tutte cose già promesse dalla politica e mai realizzate negli anni scorsi, per quanto riguarda invece il rapporto tra il Governo e gli Enti Locali?
“Sicuramente i comuni, e nel particolare quelli più piccoli, sono i soggetti che hanno maggiormente pagato questa crisi, soprattutto nel campo dei servizi sociali e in quello della sanità. È necessario che il Governo riprenda i contatti con questi enti e stabilisca un nuovo rapporto di solidarietà”.
Da dove ripartirebbe Luciano Agostini con il suo secondo mandato? Cosa è stato fatto in questi cinque anni all’opposizione?
“Come è facile immaginare trovarsi all’opposizione e per di più con un governo Berlusconi prima e un governo tecnico poi, non è una passeggiata. Nonostante questo, e nonostante le enormi proporzioni che la crisi ha assunto, siamo riusciti a presentare una legge sui centri storici, mirata a tutelare anche e soprattutto quello di Ascoli. Abbiamo anche lavorato per il settore della pesca, con una nuova legge quadro sul fermo biologico e siamo riusciti a ottenere importanti finanziamenti con la legge dell’8 per 1000, nonché per le scuole della provincia, per il dragaggio del porto di San Benedetto e diversi altri piccoli interventi”.
A parte che anche per i cittadini piceni questi ultimi anni non sono stati una passeggiata e non si capisce perché ora dovrebbero essere fiduciosi, ci parli del “Caso Rossini”.
“Mi dispiace come sia andato a finire l’episodio di questa candidatura. Patrizia è una persona che conosco molto bene e che quindi non posso non stimare, politicamente e non, fin dagli anni Ottanta. La sua assenza è di certo un peccato perché il bello di queste primarie, come ho già detto, è proprio la possibilità di aprire un confronto sereno tra più membri, tutti molto validi, del nostro partito. Tuttavia, proprio perché abbiamo scelto di stare tutti all’interno del Pd, dobbiamo rispettarne le regole. È questo tipo di atteggiamento che dovrebbe infatti essere il tratto fondamentale non solo del Partito Democratico ma anche di un nuovo modo di fare politica”.
Un nuovo modo di fare politica è praticamente un’ammissione degli errori che il Pd ha fatto fino ad oggi tanto è che sono nati attriti interni (vedi Emili-Gaspari) ma anche qualche altro candidato ha tentato di alimentare polemiche astiose. Lei cosa ne pensa?
“Non mi interessano le polemiche ma solo il confronto sulle problematiche del nostro territorio e su ciò che ognuno di noi potrà fare per risolverle, perché è solo con un confronto che sia il più ampio e il più sereno possibile che i nostri problemi possono essere superati al meglio”.
Che Dio ce la mandi buona.

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