ASCOLI PICENO – Trentacinque fendenti vibrati con un coltello. Una brutale lezione che Salvatore Parolisi volle dare a sua moglie Melania Rea, il 18 aprile del 2011, pochi attimi dopo le 15, in un boschetto di Ripe di Civitella. Una reazione d’ira, spietata, quella del caporalmaggiore dell’Esercito, che si scagliò contro la madre di sua figlia, solo perché lei, quel giorno, non volle fare l’amore con lui.

Questo, in sintesi, il contenuto delle quasi 70 pagine di motivazioni alla condanna di Parolisi, che il giudice del Tribunale di Teramo, Marina Tommolini, ha depositato ieri, 2 gennaio. Tutto cancellato con un colpo di spugna. Le varie ipotesi accusatorie, che hanno descritto Salvatore Parolisi, fino al giorno della sua condanna, come un instancabile donnaiolo, sono saltate dinanzi alle motivazioni  del magistrato che parla di “una dinamica ben diversa da quella ipotizzata, e di un delitto di impeto”.

Anche il rapporto extraconiugale tra il caporalmaggiore e Ludovica non è stato preso in esame dal Giudice Tommolini, il quale stabilisce che l’amore tra i due non è stato mai provato. “Melania, una figura diventata dominante nella coppia”, secondo le motivazioni del Gup, definendo, inoltre, il loro, un “rapporto impari”. “Quel giorno, fu la giovane mamma di Somma Vesuviana a chiedere al marito di andare insieme nei luoghi in cui egli si addestrava, e di lasciare Colle San Marco”, è scritto nelle motivazioni del Gup.

“Ma la neve di quei giorni, costrinse i due a cambiare itinerario, decidendo così di recarsi al chiosco della pineta. Nella zona retrostante, Melania si accasciò per fare pipì, e il marito, vedendola quasi nuda, cominciò ad eccitarsi”. Stando a quanto scritto dal magistrato, “Salvatore le si avvicinò subito tentando di baciarla, con l’intento di avere un fugace rapporto sessuale. Ma lei si sarebbe rifiutata, colpevolizzandolo a tal punto da umiliarlo, e scatenando così le ire del marito che, “all’ennesima umiliazione, decise di colpirla selvaggiamente”.

Una giornata intensa quella di oggi, in cui sia gli avvocati del caporalmaggiore dell’esercito, Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, che Mauro Gionni, legale della famiglia Rea, si riservano di leggere attentamente le motivazioni della sentenza. Il ricorso in Appello, da parte dei legali di Parolisi, comunque, sarà una tappa obbligata, così come ha dichiarato l’avvocato Biscotti.

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