ASCOLI PICENO – Ventuno anni dopo la morte di Camillo Gaspari – stroncato il 6 agosto del 1991 da un pezzo di metallo vagante che lo colpì in pieno petto, schizzato da uno dei mortaretti che, come ogni anno, danno vita allo spettacolo pirotecnico in onore di Sant’Emidio, Patrono di Ascoli – è arrivata la decisione della Corte d’Appello (sezione civile) che ha respinto il ricorso presentato dal comune di Ascoli, che chiedeva la sospensione della sentenza di primo grado, emessa nel luglio scorso. E’ stato così decretato un maxi risarcimento di 650 mila euro, che Palazzo Arengo dovrà corrispondere ai familiari del povero Camillo.

Secondo la sentenza di primo grado, il comune di Ascoli, a titolo di organizzatore della manifestazione, era stato condannato a pagare 53 mila euro ad ognuno dei sei familiari della vittima, a titolo di risarcimento. Cifra che, però, si è rivalutata negli anni degli interessi stabiliti per legge, a partire dal giorno in cui avvenne la tragedia fino ad oggi, per un ammontare complessivo di poco più di 97 mila euro per ognuno di loro.

La responsabilità del comune – secondo la magistratura – sarebbe riconducibile al fatto di aver predisposto delle barriere di sicurezza con l’ausilio di strutture non proprio all’altezza di poter evitare incidenti. Dunque, una negligenza di natura tecnica nel predisporre le necessarie misure di sicurezza a beneficio dei cittadini che assistevano all’evento.

L’amministrazione comunale ha sempre respinto l’addebito, sostenendo l’estraneità dell’ente stesso nella realizzazione materiale dei giochi pirotecnici, che hanno, di fatto, cagionato la morte di Camillo Gaspari. Respinta dalla Corte di Appello, anche l’ipotesi di un eventuale dissesto economico delle casse del comune, in caso di risarcimento economico.

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