ASCOLI PICENO – Un caso di “morte bianca sul lavoro” nell’ascolano. Il giudice del Tribunale di Ascoli Piceno, Marco Bartoli, ha condannato Giuseppe Sciamanna, 66 anni, titolare della ditta edile “Egidi e Sciamanna”, a tre anni e sei mesi di reclusione, per la morte di Enrico Diamanti, 60 anni, uno dei suoi operai. Diamanti precipitò nel vuoto da un ponteggio, il 13 novembre 2007, mentre stava effettuando dei lavori di rifacimento del tetto del ristorante “Il Cacciatore”, che si trova a San Marco,  morendo sul colpo per le gravi lesioni riportate nella caduta.

Il capo d’imputazione era di omicidio colposo, accusa formulata anche nei confronti di Fratini Francesco, titolare della ditta incaricata del montaggio delle impalcature e dei ponteggi del cantiere in questione, e del direttore dei lavori, l’ingegnere Adriano Seghetti, entrambi assolti.

Secondo le indagini, concluse a fine febbraio del 2009 dal Sostituto Procuratore Umberto Monti, Giuseppe Sciamanna, difeso dagli avvocati Fabrizio Cipollini e Davide Sciamanna, affidò l’incarico dell’installazione del ponteggio alla ditta di Fratini, difeso dall’avvocato Enrica Ruggieri, senza un contratto di appalto e senza la consegna di un piano di installazione, uso e smontaggio del ponteggio, previsto in questi casi. Consentì, inoltre, alla prosecuzione dei lavori, nonostante fossero evidenti i gravi vizi strutturali del ponteggio, mettendo così a rischio la sicurezza dei suoi dipendenti.

Il montaggio venne eseguito con gravi carenze sotto il profilo della sicurezza. Dalle indagini, emerse, infatti, tra le altre anomalie, che i parapetti installati in corrispondenza del tetto – dove dovevano svolgersi i lavori – erano mal realizzati o addirittura assenti, montati in maniera inadeguata, realizzati con materiali inidonei e con un’ altezza insufficiente a garantire gli operai al lavoro, dal rischio di una mortale caduta verso il vuoto.

La responsabilità del direttore dei Lavori, Adriano Seghetti, difeso dall’avvocato Stefano Ascolani, fu che, nonostante si fosse recato più volte al cantiere, fino a qualche giorno prima dell’incidente mortale in cui morì l’operaio Enrico Diamanti, non diede le disposizioni necessarie affinchè le lampanti anomalie venissero regolarizzate, proprio per evitare il rischio evidente di quella che fu, pochi giorni dopo, una tragedia annunciata.

Diamanti, al lavoro ai margini del tetto, in una zona in cui i parapetti del ponteggio erano inadeguati perchè di altezza insufficiente, perse l’equilibrio facendo un volo di diversi metri fino a schiantarsi al suolo. Nella caduta riportò diverse fratture craniche che gli furono fatali.

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