ASCOLI PICENO – A.G., 40 anni, B.N.M., 38 anni, e R.F., 33 anni, tutti e tre di origine siciliana, sono stati arrestati la notte scorsa dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Ascoli Piceno. L’ordine di custodia cautelare, emesso dal Gip, Carlo Calveresi, su richiesta del Pm, Carmine Pirozzoli, è scattato, inoltre, anche per B.M., 48 anni, di Pescara; per B.L., 38 anni, per R.G., 41 anni, entrambi di Sarno; per C.D., 38 anni e per D.D., 37 anni, quest’ultimo tutt’ ora latitante, entrambi di Foggia.

Accusate di estorsione e rapina, le sette persone arrestate sono protagoniste di una vicenda collegata al fallimento, avvenuto a fine 2010, della Bail S.r.l., azienda ascolana specializzata nella compra-vendita di materiale informatico e d’ufficio. La storia, però, cominciò nel settembre del 2008, quando la ditta finì al centro di una vera e propria battaglia criminale, finalizzata alla conquista del business da essa sviluppato. Finita, però, con il fallimento della ditta ascolana e con circa 200 mila euro di merce acquistata, mai pagata ai fornitori e fatta sparire in depositi di comodo per poi essere ricettata.

La Bail S.r.l., che godeva della stima dei suoi fornitori, finì nel mirino di un gruppo di persone, di origini ascolane, che si resero conto di trovarsi di fronte ad una vera e propria gallina dalle uova d’oro. Il disegno criminale fu quello di sfruttare il giro d’affari ed incrementarlo con manovre illecite: il tutto mirato ad aumentare i margini di guadagno. Decisero, così, di rilevarla.

L’operazione di compravendita fu eseguita in maniera del tutto lecita, e P.G. e C.G. vennero messi a capo dell’amministrazione, inserendo come amministratore anche un terzo soggetto,R.B.. L’obiettivo, però, era un altro: acquisire la merce dai fornitori, senza pagarla, per poi ricettarla sul mercato nazionale, in gran parte su quello napoletano e foggiano. Il terzo soggetto, R.B., incaricato direttamente da P.G. e C.G. a gestire le pratiche di approvvigionamento merce, risultò essere il più scaltro del gruppo, cominciando ad introitare direttamente i proventi delle ricettazioni, e lasciando così le briciole a P.G. e C.G.

Uno sgarro inammissibile negli ambienti criminali, che di solito si conclude con violente ritorsioni da parte di chi lo ha ricevuto. E così fu. I due amministratori decisero, infatti, di assoldare due pluri pregiudicati, D.D. e B.M., rispettivamente di Foggia e di Pescara (oggetti del provvedimento cautelare), per cercare di risolvere la questione.

Il foggiano ed il pescarese, a loro volta, coinvolsero un pluripregiudicato siciliano, A.G., con il quale organizzarono subito un gruppo di fuoco, composto da otto persone ( sette dei quali sono stati arrestati la notte scorsa dai Carabinieri di Ascoli), per compiere un vero e proprio assalto armato all’interno degli uffici della Bail S.r.l.

L’azione criminale, inscenata come se fosse una rapina, fu organizzata nei minimi dettagli, con 4 pali all’esterno dell’opificio e con un gruppo armato che neutralizzò alcuni dipendenti. Il resto degli uomini raggiunse l’ufficio nel quale era presente R.B. , e l’obiettivo venne raggiunto nel peggiore dei modi: minacce e percosse riuscirono a cambiare l’asset dirigenziale della ditta, estromettendo, di fatto, l’amministratore. Lo scopo di P.G. e C.G. venne così raggiunto, rientrando in possesso dei fruttuosi affari della ditta ascolana. O almeno era quello che credevano.

Il gruppo di fuoco, assoldato dai due amministratori per lavare l’onta subìta da R.B., infatti, dopo aver compreso le grandi potenzialità della ditta, decisero, a loro volta, di tenere sotto scacco i propri “committenti”. Ruppero, così, il patto iniziale che prevedeva il semplice costo dell’operazione armata, e pretesero da P.G. e C.G. la divisione dei profitti. L’irruzione all’interno degli uffici della Bail fu, quindi, un vero e proprio “Cavallo di Troia”, che servì al gruppo di fuoco per conquistare in toto, con armi in pugno, il potere all’interno dell’azienda.

Da carnefici a vittime. Uno dei due amministratori, dopo numerose pesanti minacce e percosse subìte, decise di denunciare solo tre degli otto componenti della banda armata (A.G., B.M. e D.D.), coordinatori del gruppo di fuoco e gli unici che entrarono in affari con loro. Da quel momento cominciarono le prime indagini, condotte da Roberto D’Ortona, Capitano del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Ascoli, che portarono, nel maggio 2010, ad un primo arresto dei tre malavitosi, rilasciati successivamente.

Le attività investigative si sono così concluse con la brillante operazione di stanotte, grazie anche ad alla testimonianza di un collaboratore di giustizia, che ha consentito ai Militari dell’Arma , nel blitz della notte scorsa, coordinato dal Maggiore Luigi Dellegrazie e dal Capitano Roberto D’Ortona, di sgominare l’intera banda criminale.

 

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