ASCOLI PICENO – Il 27 dicembre 2012 si è tenuta al Ventidio Basso la kermesse “Teatr’Ascoli”, per la direzione artistica dell’assessore alla cultura Davide Aliberti. Durante la manifestazione, in cui varie associazioni culturali ascolane hanno presentato i loro migliori elementi, è esploso il talento di Valerio Cappelli. Il venticinquenne ascolano, che si è fatto notare per i suoi straordinari tempi comici, fa sapere: “Ascoli è il mio primo vero grande amore. Non posso dimenticare una città che mi ha dato tanto e che rappresenta un magnifico set a cielo aperto”. Allievo di Ludwig Fleschen e Massimiliano Civica, Cappelli si divide fra Roma e Frosinone, dove insegna recitazione nella scuola “Talenti emergenti” e prepara nuovi progetti.

Che cos’è “Teatr’Ascoli” e che ruolo hai ricoperto?

Si tratta di una rassegna dedicata alle eccellenze artistiche ascolane, voluta fortemente dall’assessore Aliberti e ben accolta da tutte le istituzioni cittadine, presentata in versione invernale il 27 dicembre 2012 al Teatro Ventidio Basso. Vi hanno preso parte molte associazioni culturali della nostra città pronte a presentare artisti emergenti e talenti consolidati del nostro territorio. La presentazione della serata è stata affidata all’attrice ascolana Debora Mancini, mentre la mia partecipazione come sua spalla è nata per caso.

Raccontaci, come sei arrivato sul palco del Ventidio?

Sono stato chiamato in sostituzione di un’altra persona due ore prima che alzassero il sipario! Ero tornato ad Ascoli per trascorrere le festività natalizie con la mia famiglia, non pensavo proprio di dover lavorare e invece si è verificata questa emergenza. Ma come si dice sempre “The show must go on” e Aliberti ha trovato il sostituto tramite mio padre Francesco, che lavora proprio in teatro. Colgo l’occasione per ringraziare l’assessore che ha dato fiducia ad un ragazzo di 25 anni. Ringrazio anche tutti gli altri che hanno speso parole di stima nei miei confronti.

Quando ti hanno detto di dover andare in scena poche ore dopo non ti è preso il panico?

All’inizio sì, però è il sogno di ogni attore un’occasione del genere. Poi una volta in teatro ho scoperto che avrei fatto da spalla a Debora, che conosco dai tempi del Minimo Teatro per essere stata una delle mie prime insegnanti, e mi sono tranquillizzato. Lei mi ha chiesto cosa fossi capace di fare ed abbiamo creato qualche sketch all’istante che potesse coinvolgere il pubblico presente. Con Debora, grande professionista, ci siamo divertiti davvero in scena. Così, invece di rivelarsi un disastro, questa circostanza ha fatto sì che vincessi la mia convinzione di dover tornare al Ventidio con una grande produzione alle spalle che legittimasse il mio percorso.

 Torniamo indietro rispetto a “Teatr’Ascoli”. Come inizia la tua passione per la recitazione?

La responsabilità è sicuramente di mio padre Francesco! Lui fa lo scenografo e nell’aria ho sempre respirato questa passione per il teatro e l’arte più in generale. Fin dalle elementari mi divertivo a partecipare alle recite, in cui alla fine le maestre mi davano sempre un ruolo principale. Poi la mia propensione ad intrattenere amici e parenti con battute e sketch, l’interesse per il mondo del teatro e la drammaturgia, mi hanno portato a frequentare il Liceo Socio-Psico-Pedagogico con opzione Spettacolo. Lì ho appreso i rudimenti del teatro, dell’arte drammaturgica che ho approfondito frequentando il Centro Universitario Teatrale (Cut) a Perugia.

Qual è stata l’esperienza giovanile che ti ha dato di più ad Ascoli?

Sicuramente il Laboratorio Minimo Teatro mi ha dato quelle possibilità di cui il nostro territorio è spesso carente, fornendomi l’opportunità di essere allievo di esperti del settore venuti da fuori e favorendo  la costruzione di buone basi per un futuro lavorativo. Qui ho incontrato per la prima volta Debora Mancini, Riccardo Fuchs, Piergiorgio Cinì, ma anche Leo Muscato, che mi ha diretto ne “Il Gabbiano” di Cechov, e Stefano Artissunch che mi ha scelto per “Assurdo ma non troppo”, entrambi al Palafolli.

Di recente hai preso parte a qualche spettacolo?

Ho partecipato al Todi Arte Festival diretto da Simona Marchini e sono stato in tournée con il “Don Felice è nei guai”di Emilio Fabrizio La Marca. Ho interpretato il personaggio del cattivo, Anselmo Spaccamontagna, nei migliori teatri italiani come lo Smeraldo di Milano e il Concordia di San Benedetto, dove abbiamo fatto il tutto esaurito!

Come sei arrivato a Roma? Ascoli ti stava stretta?

No, amo moltissimo la mia città e cerco sempre di trovare buone occasioni per poterla valorizzare nel mio settore, però sentivo la necessità di affinare le mie capacità interpretative. Al Cut di Perugia sono stato allievo di Ludwig Flashen e Massimiliano Civica, conseguendo un diploma valido a livello europeo, poi a Roma ho approfondito, con diversi workshop tenuti da Giorgio Capitani, Simona Tartaglia e Marta Gervasutti negli studi Italia Film, la recitazione cinematografica e il doppiaggio. Al termine di questo percorso ho stretto molti rapporti di stima professionale e amicizia con vari artisti romani, come Fausto Verginelli, insieme al quale ho girato la scorsa estate a Frosinone un film “Per gioco o per caso”, attualmente in post-produzione.

Preferisci dramma o commedia?

Nella commedia, come s’è visto a “Teatr’Ascoli”, mi trovo molto a mio agio perché fortunatamente ho dei buoni tempi comici, ma mi piace intraprendere qualsiasi cosa. Ad ogni modo fare commedia non è strettamente connesso alla mia giovane età, soprattutto perché far ridere davvero il pubblico è molto difficile, forse più difficile del fargli provare tristezza. Anche la comicità richiede una tecnica. Gassman, definendo la schizofrenia, aveva centrato il punto: per il pubblico l’attore è una cosa, mentre dentro ne è un’altra e deve essere capace di far convivere entrambi gli aspetti di sé sul palco per dare al pubblico ciò che si aspetta.

Quali sono i tuoi prossimi impegni?

Sto cercando di portare avanti progetti cinematografici e teatrali con la collaborazione di Fausto Verginelli e Antonella Bagorda, allieva di Ennio Coltorti. Con Fausto abbiamo voglia di collaborare in un altro film.

Come lo vedresti un film girato ad Ascoli Piceno?

Realizzare qualcosa di concreto nella mia città rimane un mio grande sogno. Ascoli è il mio primo vero grande amore. Cinematograficamente è uno scenario unico al mondo: in pochi passi sono riassunti secoli di arte, per questo penso che possa offrire molto in ambito audiovisivo. Il travertino rende quasi asettico un ambiente che è molto colorato sia nelle persone che nelle vie della città, e c’è un centro storico che è la fine del mondo con la sua piazza. È sempre facile criticare la propria città, io invece sono ottimista, anche se si è sviluppata tardi soprattutto per i giovani. Noi dovremmo valorizzare di più, ognuno nel proprio piccolo, le bellezze che abbiamo, ma anche le istituzioni devono offrire ai giovani più possibilità per realizzare cose belle per la loro città. Ci dovrebbe essere anche più coesione fra le associazioni culturali del territorio.

Grazie a Valerio Cappelli.

 

 

 

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