ASCOLI PICENO – “Il flusso di cassa operativo è l’organo vitale di ogni azienda”. Parola di Antonella Simone, bocconiana, analista finanziario partner dello studio ADZ Morison, che ha svelato oggi pomeriggio, 22 gennaio, nella sala congressi di Villa San Giuseppe, il nuovo scenario dell’economia reale.

Il workshop intitolato “Nella tua azienda decide la banca?” è stato realizzato in collaborazione con il gruppo Wolters Kluwer e Fin Manager, marchio che offre software per la gestione delle imprese presentato nel dettaglio da Francesco Rudello, e Confindustria Servizi. Dopo i saluti di Massimo Badolato, direttore generale della casa di cura per patologie psichiatriche di Monticelli, la Simone ha aperto i lavori individuando nel flusso di credito operativo attivo l’indicatore della massima salute di un’azienda.

Per l’esperta in gestione del rischio credito aziendale, il ritardo nei pagamenti non sempre è giustificabile con la crisi, infatti la priorità data alle obbligazioni dipenderà solo dalla percezione legale del pagatore. “Nel mio lavoro di consulente ho visto più volte aziende che mettevano in attesa clienti pronti a pagare, pur di rincorrere i debitori” incalza la Simone. Altro problema delle imprese italiane, secondo la bocconiana, sarebbe la scarsa informatizzazione e l’incapacità di cambiare il loro punto di vista: di certo le banche hanno realizzato un“tradimento” ai danni delle imprese, esponendosi molto in passato con aziende dalla dubbia solvibilità e poi inducendo all’acquisto di derivati e altri prodotti finanziari di cui nemmeno loro conoscevano l’origine, ma le aziende sono state un “po’ drogate” dal sistema di erogazione del credito e spesso hanno gonfiato i fatturati, senza che poi si trasformassero in vendite.

La ricetta consigliata agli imprenditori, in un periodo non di crisi ma di shock del sistema economico finanziario, quale sarebbe quello attuale secondo la coordinatrice didattica del 2° Forum Ipsoa sul Credit Management, deve tener presente la mission dell’azienda in maniera particolare, evitando eccessivi investimenti finanziari che non servono all’azienda: “Ad esempio la Parmalat emetteva più bond che merendine, perciò il tracollo diventa prevedibile”- spiega Simone.

Altro punto da non tralasciare nel vademecum dell’imprenditore virtuoso è adottare un metodo rigoroso per la scelta di una buona clientela e secondo la Simone “non è vero quel che si dice riguardo alle esportazioni. Buoni affari si possono fare più facilmente in un posto che si conosce, altrimenti bisogna avere dei buoni contatti per capire se il cliente estero è solvibile oppure no”.

Un’azienda che lavora per mantenere il flusso di credito operativo attivo, pianificando attentamente le sue azioni sarà, secondo l’esperta di credito, in grado di produrre valore e farlo perdurare nel tempo. L’autonomia finanziaria e gestionale che ne deriva, mette l’imprenditore nella condizione di negoziare in modo paritario con le banche, attualmente tutte ingessate dai criteri di Basilea 3 e inclini a comunicazioni unilaterali relative alle modifiche delle condizioni contrattuali.

“Sulla questione riguardante la pubblica amministrazione sono un po’ acida – afferma Simone –  perché anche qui possiamo trovarci di fronte a tempi di pagamento dilatati. In passato alcune aziende hanno speculato su questo atteggiamento, però bisogna considerare che non si è obbligati a vendere allo Stato. Se gli imprenditori iniziassero a rispondere unilateralmente come le banche, il problema della pubblica amministrazione si ridimensionerebbe”.

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