ASCOLI PICENO – La piazza antistante l’ingresso di Santa Maria Inter Vineas è rimasta chiusa per più di 10 giorni, dal 10 al 23 gennaio. Un camion dotato di elevatore era presente all’interno della zona transennata, ma nessuno ha saputo spiegarci il motivo dell’intervento per via dello spezzettamento di competenze interno della Dirigenza dei lavori pubblici del comune.

Sul posto erano presenti un segnale di sosta vietata, con inizio dal 10 gennaio e fine “al termine delle esigenze”, e un triangolo che segnalava i lavori in corso. Non si trattava di un cantiere, poiché mancava la tabella esplicativa, ma l’importanza artistica e le criticità storiche della chiesa meritano un approfondimento.

Siamo andati quindi dalla professoressa Teresa Piermarini esperta di arte attiva nel Fai (Fondo Ambiente Italiano), profonda conoscitrice della storia architettonica della città di Ascoli e per molti anni responsabile del progetto Agorà attivo nel Liceo Classico Stabili. Secondo la professoressa il pericolo costante, generato dalla posizione della chiesa eretta alla fine del XIII secolo su una rupe, renderebbe necessario un monitoraggio e interventi periodici anche di carattere non cantieristico, come potrebbe essere stato l’ultimo.

Il valore artistico di Santa Maria “nelle vigne” fu restituito alla cittadinanza nel secolo scorso grazie ad una completa ricostruzione della navata laterale, crollata a causa della posizione critica. “L’opera di ricostruzione – spiega la Piermarini – seguì ad una diatriba sorta fra la corrente dei “modernisti”, che preferivano distruggere la chiesa sostenendo che fosse più onorevole vedere il lungo fiume, e l’archeologo Giulio Gabrielli, che invece voleva salvarla”. L’importanza della chiesa è accresciuta da un affresco del ‘200 presente nella navata centrale, caratterizzato  dalla proiezione centrale dell’immagine.

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