ASCOLI PICENO – Giovedì 7 e venerdì 8 marzo con Daniele Pecci e Federica Di Martino diretti da Alessandro D’Alatri in “Scene da un matrimonio” (titolo evocativo del capolavoro cinematografico realizzato da Ingmar Bergman) prosegue al Teatro Persiani di Recanati la Stagione di Prosa promossa dal Comune di Recanati e dall’AMAT e realizzata con il contributo della Regione Marche e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Dopo Recanati, lo spettacolo fa tappa al Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno sabato 9 e domenica 10 marzo nel cartellone promosso dal Comune di Ascoli Piceno e dall’AMAT in collaborazione con Teatro88 (info 0736 244970 – inizio spettacolo ore 20.30).

Due coniugi innamorati e infelici, sinceri e infedeli, appagati e insoddisfatti: “Scene da un matrimonio” è il racconto di una crisi matrimoniale come tante altre, originata da un groviglio di reticenze e incomprensioni, egoismi e debolezze, paura di ferire, insomma, incapacità di uscire da se stessi e, nello stesso tempo, incapacità di prescindere davvero dalla sofferenza dell’altro. Dopo parecchi anni e un sofferto e lungamente rimandato divorzio, dopo che entrambi si sono risposati, e, nel frattempo, sono mutate le valenze dei ruoli, li ritroviamo, infine, in una casa chissà dove, felicemente a letto insieme. Un finale aperto, da grottesca pochade. Dimenticate Bergman. E quella palestra claustrofobia di conflitti e psicodrammi che si dibattevano all’interno della coppia in “Scene da un matrimonio”. Dimenticate pure la prodigiosa tensione della messinscena, del 1997, della coppia Lavia-Guerritore. L’attuale versione teatrale di Alessandro D’Alatri, vira decisamente verso la commedia, genere congeniale al regista cinematografico, mostrandoci una radiografia moderna del rapporto di coppia ambientata nell’Italia a noi contemporanea, volendo sollecitare quel meccanismo di identificazione negli spettatori, ma senza spiazzarli.

“L’idea di “riproporre” sulla scena un progetto come “Scene di vita coniugale” – afferma il regista Alessandro D’Alatri – è estremamente stimolante. Lo è per una molteplicità di aspetti. Comincerei dal fatto che è un testo divenuto icona internazionale intorno alle complessità delle relazioni uomo donna e in particolare di quelle matrimoniali. Un altro aspetto è che propone un linguaggio “cinematografico” già dal titolo del capolavoro realizzato poi da Bergman: “Scene da un matrimonio”. Viene già voglia di proseguire quell’indicazione con il linguaggio tipico della sceneggiatura da cinema tipo: int. sera, ecc… Aggiungo che è una pièce assente dalle scene italiane da molto tempo. È un testo che invita ad una proposta nei confronti del pubblico attraverso una rilettura dei comportamenti in chiave contemporanea e contestualizzata alla nostra cultura. Molti giovani non conoscono l’opera e forse nemmeno il film, ma sono sicuramente un target estremamente sensibile alla tematica. Parlo di giovani ma non solo. Il perno centrale dell’opera sta nel rapporto tra un uomo e una donna e lascia immaginare un’interpretazione magistrale tra due attori che si confrontino sul quotidiano della convivenza. Il fatto che i due appartengano ad una fascia d’età in bilico tra la gioventù e la piena maturità rende l’allestimento ancor più interessante.”

Le musiche originali dello spettacolo – prodotto da Teatro Stabile d’Abruzzo – sono di Franco Mussida, le scene di Matteo Soltanto, i costumi di Francesco Verderame e il disegno luci di Paolo Mazzi.

 

 

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