ASCOLI PICENO – Sarebbe stato colpevole di non aver rivolto le giuste attenzioni al suo cane, e per questo motivo sarebbe stato minacciato da un suo vecchio conoscente, con un coltello multiuso lungo almeno 15-20 centimetri. E così Alfredo Ranelli, titolare del chiosco sul pianoro di Colle San Marco, per un periodo balzato agli onori della cronaca nazionale per essere stato il testimone chiave della difesa nel processo relativo all’omicidio di Melania Rea, questa volta si trova a vestire i panni della vittima di una presunta tentata aggressione armata da parte di un suo vecchio conoscente (C.C., 59 anni, ascolano).

L’episodio è avvenuto nel primo pomeriggio del 12 aprile del 2012. Un funzionario della Polizia di Stato, in forza al Commissariato di San Benedetto del Tronto che in quel momento, casualmente, si trovava a pochi passi dal chiosco con la famiglia, sarebbe stato attirato dalle urla del presunto aggressore che inveiva verbalmente contro Ranelli. Le ire di C.C., componente di un’associazione per la protezione degli animali, sarebbero scattate a causa dello stato d’incuria in cui sarebbe stato lasciato il cane detenuto da Alfredo Ranelli.

A cercare di placare la lite tra i due, sarebbe stata la moglie del cinquantanovenne ascolano,presunto aggressore, che per un attimo sarebbe riuscita a convincere il consorte a desistere, accompagnandolo alla macchina. Secondo la testimonianza del Funzionario di Pubblica Sicurezza, però, C.C. non si sarebbe arreso, e dopo qualche minuto sarebbe tornato nuovamente alla carica, con intenzioni, però, ben più minacciose delle precedenti.

“Adesso, se hai coraggio, avvicinati”. Con queste parole l’uomo si sarebbe, infatti, avvicinato a 2 metri di distanza da Ranelli, puntandogli contro un coltello multiuso lungo almeno 15-20 centimetri; il tutto davanti alla donna che, dopo aver assistito impaurita all’insano gesto del marito, sarebbe riuscita provvidenzialmente a convincerlo a mettere via l’arma e ad allontanarsi con lei.

Agli uomini della Polizia, giunti sul posto dopo essere stati allertati dal loro collega, fuori servizio, che insieme a sua moglie avrebbe assistito alla furibonda lite, Ranelli avrebbe raccontato di non aver subito alcuna minaccia di morte o di lesioni, nonostante C.C. gli avesse puntato il coltello contro. Versione confermata dallo stesso presunto aggressore, che, però, avrebbe negato di possedere un coltello, invitando addirittura i poliziotti a perquisire la sua auto. E in effetti, nella sua auto, del coltello non ci sarebbe stata traccia.   

Per C.C., difeso dall’avvocato ascolano Giovanna Bono,si apriranno, dunque, le porte dell’aula del Tribunale di Ascoli, per il processo a suo carico che comincerà ufficialmente il prossimo 29 marzo. L’accusa è di minacce di morte.

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