ASCOLI PICENO – “Un’alleanza tra imprese e lavoratori per resistere alla crisi”. E’ la proposta lanciata dal presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, al Micam di Milano, la Fiera internazionale della calzatura che vede la presenza di una nutrita pattuglia di imprenditori marchigiani.

Tra gli stand Spacca ha saggiato umori e sensazioni delle aziende, alle prese con una congiuntura ancora difficile. “In questo scenario – ha detto Spacca – non è più rinviabile un intervento nazionale per ridurre il cuneo fiscale, già tante volte annunciato in passato, ma mai realizzato. Significa abbassare la pressione fiscale sulle imprese, una delle più alte d’Europa, e contemporaneamente alzare la remunerazione dei lavoratori, una delle più basse d’Europa.

Questo si può tradurre in più lavoro, più occupazione, più reddito, più economia, ovvero la risposta che il nostro Paese sta disperatamente attendendo. Un’azione che comporta una riduzione e una riqualificazione della spesa pubblica, con la riorganizzazione degli obiettivi che vanno focalizzati dagli apparati e dalle rendite di posizione direttamente sui servizi ai cittadini, unitamente al trasferimento delle risorse dalla spesa corrente agli investimenti, con un allentamento del patto di stabilità”.

Non è più sufficiente una strategia di politica industriale regionale, ma occorre un maggiore e più significativo impegno di carattere nazionale che risulta particolarmente urgente per tutto il manifatturiero e, quindi, anche per il calzaturiero. “Uno dei settori – ha detto Spacca – che meglio testimonia la possibilità di saper reagire alla crisi. Nelle Marche operano imprenditori che stanno vincendo la partita dell’internazionalizzazione e su questa stanno impegnando anche le nuove generazioni, che anche quest’anno hanno visitato il Micam per toccare con mano un lavoro così affascinante.

La calzatura marchigiana, infatti, è diversa da tutte le altre perché racchiude la storia di una terra, il lavoro di una generazione dopo l’altra, che continuamente si rinnova. Non si tratta dunque di costruire più solo un prodotto globale (italiano, europeo, ma anche russo, cinese o brasiliano), ma soprattutto creare suggestioni e legami culturali, idee e raffinati ancoraggi territoriali.

Dove i giovani divengono protagonisti e si impegnano a coltivare questo patrimonio regionale, fondamentale per il lavoro e l’occupazione delle Marche”.

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