ASCOLI PICENO – Sono 30 gli allevatori, tutti residenti nella zona di Montemonaco, finiti nel mirino della Procura di Ascoli Piceno, con l’accusa di aver dichiarato il falso per ottenere l’erogazione di contributi ed indennità stanziati dalla Comunità Europea. Questa mattina è cominciata la terza fase del processo, con l’udienza che si è svolta dinanzi al collegio giudicante composto da Bruno Fedeli, Giliana Filippello e Marco Bartoli.

In particolare, è stata valutata la posizione di uno degli indagati, D. C., 41 anni, di Montemonaco, con l’audizione di alcuni testimoni che hanno riferito su fatti avvenuti tra il 2006 e il 2007. L’uomo, titolare di un’azienda agricola, è accusato di aver  ottenuto, per l’annualità 2006, un’indennità pari a circa 13.800 euro. Secondo l’accusa, infatti, l’imprenditore agricolo sarebbe riuscito nell’intento,  presentando alla Regione Marche una richiesta di indennizzo con tanto di false dichiarazioni, omettendo, inoltre, preziose informazioni che riguardavano i terreni a sua disposizione.

In sostanza, l’indagato avrebbe dichiarato, tra le altre cose, di possedere l’azienda in uno dei comuni montani salvaguardati dalla Regione Marche, requisito fondamentale per ottenere l’erogazione dei contributi dalla Comunità Europea.  Al termine delle indagini del Corpo Forestale di Montemonaco, sarebbe, invece, emerso che D.C., pur avendo la residenza anagrafica nel comune di Montemonaco, non risultava, di fatto, viverci in maniera stabile; oltre al fatto che il suo bestiame non fosse mai stato censito dall’Ufficio Veterinario dell’Asur, del distretto di competenza.

La discussione dell’udienza è stata rinviata il prossimo 26 giugno.

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