ASCOLI PICENO – Provincia in dissesto, ma troviamo i veri responsabili. Rifondazione Comunista, tramite l’ex presidente della Provincia Massimo Rossi e il segretario provinciale Daniele Primavera, fa il punto circa il grave dissesto finanziario dell’ente, ricusando l’accusa che i problemi sarebbero sorti a causa della divisione tra Ascoli e Fermo. Anzi.

“Innanzitutto precisiamo che Rifondazione Comunista fu l’unico partito presente in Parlamento che votò contro l’istituzione della Provincia di Fermo – ricorda Rossi – Contrariamente a tutti gli altri. Quindi non siamo noi che possiamo essere responsabilizzati di scelte che ci videro contrari. Oltretutto l’accusa secondo la quale la divisione con Fermo è stata sfavorevole al Piceno deve essere ben circostanziata”.

“La provincia era convalescente da un’influenza, e poi è stata avvelenata. Oggi non si discute di chi l’ha avvelenata ma di come abbia preso freddo” ha affermato l’ex presidente con una metafora per spiegare come la divisione della provincia non è la causa del dissesto finanziario, anche se ha ovviamente indebolito Ascoli.

Rossi e Primavera infatti fanno presente che i costi di gestioni della zona picena sono superiori a quella di fermo: “Il Consorzio Universitario Piceno ha un costo di 600 mila euro, quello di Fermo 100 mila; così come i centri per l’impiego, qui ci sono quelli di Ascoli e San Benedetto, a Fermo solo quello del capoluogo. E potremmo portare altri esempi”.

Sui costi legati ai 48 dipendenti in più nella Provincia di Ascoli, Rossi fa presente che “vi è stato un accordo affinché Fermo ripagasse quel costo con 3 milioni di euro: e anche qui, non è colpa nostra, ma semmai di chi è al governo provinciale, se quei soldi non sono ancora giunti a destinazione, come da accordi presi”.

“Sono altri i fattori che stanno portando la provincia al dissesto finanziario – spiega Daniele Primavera – Innanzitutto le sentenze che hanno stabilito che la Provincia deve pagare vecchi debiti per la realizzazione dell’Ascoli-Mare, per un importo di circa 7 milioni. In bilancio poi ci sono mancati incassi a causa dell’assenza dei tutor stradali, per i quali si era previsto un discreto gettito, oltre alla questione della tassa sui pozzi, che non ha garantito gli importi iscritti a bilancio”.

A questo, aggiunge il segretario provinciale, va aggiunta “la cattiva gestione di Piero Celani ma anche il continuo taglio di trasferimenti dallo Stato, fino ad ora pari a 12,5 milioni di euro ma progressivamente sempre più profondo, tanto che in base ai dati dell’Unione delle Province Italiane ben 63 province hanno sforato i vincoli del Patto di Stabilità e 49 non riescono a chiudere il bilancio. Qui non siamo al ‘taglio delle province’, ma al fallimento delle province“.

Tanto grave addirittura che dal mese di maggio rischiano di non esserci fondi per pagare regolarmente gli stipendi dei dipendenti.

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