ASCOLI PICENO –Minacciato con un coltello, lungo 15-20 centimetri, perché accusato da un suo conoscente di non aver dedicato le giuste attenzioni al proprio cane. Questa, sarebbe stata la grave colpa di Alfredo Ranelli, titolare di un bar sul pianoro di Colle San Marco, per un periodo balzato agli onori della cronaca nazionale per essere stato il teste chiave della difesa nel processo relativo all’omicidio di Melania Rea, finito nel mirino di un fervente animalista della zona, C.C., 59 anni, suo conoscente.

Si è aperto, dunque, questa mattina, 29 marzo, davanti al giudice del tribunale di Ascoli Piceno, Maurizio Del Pinto, il processo per cercare di fare luce sull’intera vicenda che vede protagonista C.C., difeso dall’avvocato, Giovanna Bono, accusato di minacce di morte.

L’episodio, avvenuto nel 12 aprile del 2012, si è svolto nel bel mezzo della splendida cornice dei colli ascolani, all’interno del piazzale annesso al chiosco di proprietà di Ranelli. Al centro della discussione, il presunto stato d’incuria del cane detenuto da Ranelli, cosa che avrebbe fatto infuriare C.C., suo conoscente di vecchia data e convinto animalista della zona, a tal punto da perdere il controllo della situazione. La lite tra i due, iniziata verso le 16:30 con un acceso scambio verbale, avrebbe avuto un crescendo di tensione culminato in un gesto imprevedibile e inaspettato da parte dell’animalista: dopo essersi allontanato, anche grazie all’intervento di sua moglie mirato a smorzare i toni, l’uomo, infatti, sarebbe ritornato alla carica, questa volta, però, brandendo un coltello lungo 15-20 centimetri, sotto il naso di Alfredo Ranelli.

Il tutto sotto gli occhi impietriti della moglie di C.C., che sarebbe nuovamente intervenuta, mettendo, così, la parola fine all’alterco. All’episodio avrebbe assistito un funzionario della Polizia di Stato fuori servizio, che casualmente si trovava in zona insieme alla sua famiglia, il quale ha prontamente allertato il 113, per evitare che la situazione potesse degenerare.

Agli uomini della Polizia, giunti sul posto dopo essere stati allertati dal loro collega che insieme a sua moglie avrebbe assistito alla furibonda lite, Ranelli avrebbe raccontato di non aver subito alcuna minaccia di morte o di lesioni, nonostante C.C. gli avesse puntato il coltello contro. Versione confermata dallo stesso presunto aggressore, che, però, avrebbe negato di possedere un coltello, invitando addirittura i poliziotti a perquisire la sua auto. E in effetti, nella sua auto del coltello non ci sarebbe stata traccia.  

Nell’udienza di questa mattina, Ranelli non era in aula e non si è costituito parte civile. Il processo proseguirà il 17 gennaio del 2014 per l’audizione dei testi del Pm, Gennaro Cozzolino.

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