ASCOLI PICENO – Resta in carcere il cinquantenne ascolano, arrestato venerdì scorso dalla Squadra Mobile di Ascoli Piceno, accusato di aver  “abusato delle condizioni di inferiorità fisica e psicologica di una quindicenne”, reato derubricato in violenze sessuali. In sostanza, avrebbe incalzato mentalmente la figlia di un suo amico di famiglia, nonostante fosse stato a conoscenza dei suoi problemi  psicologici.

L’uomo, sposato e padre di famiglia, nell’ interrogatorio di lunedì scorso ha ammesso di averla incalzata con l’invio di un centinaio di sms, negando, però, di aver mai consumato un rapporto sessuale completo. Per il magistrato titolare dell’inchiesta, Umberto Monti,  il 50enne ascolano, in più occasioni, per circa tre mesi, avrebbe indotto telefonicamente la quindicenne, figlia di un amico di famiglia, a compiere atti sessuali, chiedendole di toccarsi le parti intime e di raccontare alcuni particolari. Il Pm contesta, inoltre, all’indagato episodi di palpeggiamenti reciproci, consumati nella sua auto in un luogo appartato.

Tra gli indizi di colpevolezza a carico dell’uomo, anche alcuni fogli rinvenuti dai genitori della minore, sui quali era descritto ciò che accadeva tra i due, una consulenza tecnica psicologica che ha giudicato attendibile il racconto della ragazzina, e le intercettazioni telefoniche che hanno rilevato contatti tra i due, anche attraverso l’invio di sms e semplici squilli.

Il Gip di Ascoli Piceno, nel suo dispositivo, ha dunque rigettato la richiesta degli arresti domiciliari, formulata da Umberto Gramenzi, avvocato difensore del cinquantenne ascolano. L’uomo rimane, così, ristretto al carcere di Marino del Tronto.

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